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Sulla cresta del già visto

Dal fumetto al grande schermo, arrivano le (dis)avventure di Sansone, cane danese di taglia maxi in trasferta dal profondo Texas alla soleggiata California al seguito della sua convenzionale famigliola di bipedi umani. Accompagnato dall’inseparabile Carlos, gattone domestico dall’ormai sovrautilizzato accento spagnolo, si affaccia nel parco dei cani di Orange County, vero melting pot di razze che duplica alla lettera la struttura della società umana laddove il pedigree è ciò che conta e la sopraffazione è all’ordine del giorno. Troverà amore e tanti guai e, soprattutto, scoprirà e diffonderà il valore della tolleranza e dell’integrazione.

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Massacrato dalla critica americana, “Sansone” non è molto peggio di tanti altri titoli cinofili con fauna parlante. Certo è, che il peso specifico del film è inversamente proporzionale all’ingombrante presenza del pachiderma canino. Derivativo sul versante dell’umanizzazione degli animali, con personaggi umani piatti come figurine e conflitti familiari da pubblicità del Mulino Bianco, il film sfodera anche un facile umorismo triviale e un doppiaggio che assegna al cast a quattro zampe cadenze regionalistiche ed accenti stranieri con discutibile effetto “Paperissima”.

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Contro

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