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Alla fiera dell’est, per due soldi…

… l’agente Hoffman l’Enigmista comprò.
Avete sicuramente presente quella vecchia canzone di Branduardi, nella quale la storia si costruiva per giustapposizione di eventi successivi che andavano a giustificare retroattivamente quelli già raccontati. Spiegata così non si capisce nulla di nulla, vero?

Ebbene, l’ennesimo capitolo della saga di “Saw” è proprio così. Costruito come una versione cinematografica della Fiera dell’Est, apparentemente complicatissimo, spiegato con taglia-e-cuci di vecchie e nuove scene, flashback, sequenze esplicative di qualche particolare misterioso di un capitolo precedente, ma in fondo assurdamente semplice, quasi lineare e un po’ forzato nell’incedere. In questo quinto capitolo gli sceneggiatori dovevano vedersela con qualche piccolo problema. Ad esempio, come portare avanti una saga nella quale il cattivo è, ehm, morto? La soluzione è introdurre un nuovo cattivo, che purtroppo non ha un’oncia del fascino del vecchio. Problema numero due risolto trasformando metà di “Saw V” in una sorta di spiegone dei quattro capitoli precedenti.

Il resto della trama è collaterale: con la scusa delle ultime volontà dell’Enigmista si pigliano cinque malcapitati a caso e li si usa come cavie per studi di anatomia comparata e chirurgia estrema. Le trappole questa volta sono meno violente del solito, e la giustificazione morale che sottende alla punizione è più debole. Come se non bastasse copiare spudoratamente “Seven”. Perché in fondo è proprio questo il problema più grande di quella che vorrebbe diventare La Saga Horror del Terzo Millennio: l’idea di fondo è interessante, ma è annegata in una piscina di stereotipi, cliché e intuizioni scippate a storie passate. In questo caso siamo scesi così in basso da fotocopiare “Il Pozzo E Il Pendolo” di Poe.

La nostra metaforica lama oscillante si ferma comunque a pochi millimetri dal collo del regista, dello sceneggiatore e degli attori: tutto sommato “Saw V” (e tutta la serie con esso) è un prodotto dignitoso, ben recitato, con una colonna sonora discretamente efficace e qualche sprazzo di ultraviolenza in grado di disturbare e non solo di divertire.
È comunque un po’ poco rispetto agli obiettivi che si vorrebbe prefiggere.

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