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La storia non è ancora finita

Ha senso oggi un altro documentario sulla figura umana e politica di Silvio Berlusconi? O aveva ragione Nanni Moretti ne “Il caimano” quando metteva in bocca al se stesso personaggio il concetto che di Lui ormai si sa tutto, e chi non sa ha deciso coscientemente di non sapere? È proprio questo il problema delle opere precedenti, quello della loro fruibilità: come fare arrivare i film della Guzzanti, di Gandini, di Alexander Stille a quel pubblico che davvero dovrebbe vederle, e cioè quell’80 per cento di italiani che continuano a informarsi esclusivamente attraverso la TV?

L’uscita cinematografica di “S. B. Io lo conoscevo bene” potrebbe essere un segnale, visto che in questo momento storico la disaffezione attorno al nefasto personaggio contamina anche chi l’aveva seguito nei passati decenni. Ed è proprio questa la chiave che rende il documentario nuovo e, comunque, necessario: farci raccontare quello che è B. da amici, conoscenti, compagni d’avventura, delusi chi più chi meno dal finale di una storia che era partita in modo glorioso e con tutt’altre premesse.

Vediamo scorrere davanti alla videocamera volti noti (Ferrara, Guzzanti padre, Gabriella Carlucci, Cirino Pomicino) e meno noti: ognuno aggiunge un tassello, contribuisce alla causa con un punto di vista. I registi Durzi e Fasanella qui fanno più che altro i giornalisti e, pur senza mai apparire né in video né in voce, guidano per loro stessa ammissione le interviste riuscendo a far emergere, a volte, elementi davvero nuovi.

La parte più interessante è quella che ci racconta la cosiddetta “discesa in campo”, il periodo ’93/’94, con testimonianze interne: emerge la responsabilità di Gianni Agnelli, ad esempio, e comprendiamo il perché della scelta di Berlusconi come paladino dei conservatori contro il PDS, unico partito storico sopravvissuto a Tangentopoli. C’è di mezzo la guerra fredda, e non siamo in un romanzo di Le Carré…

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Il difetto maggiore di “S. B.” è proprio questo: arriva al massimo dell’interesse nella parte centrale, per poi abbandonare la preda e raccontarci la caduta dell’impero con toni e accenti già visti e sentiti. L’ambizione di voler storicizzare il discorso porta ad affastellare troppe cose una sull’altra, anche se un montaggio serrato ad opera degli ottimi Valente e De Matteis ci tiene sempre a distanza di sicurezza dalla noia.
Dopo l’anteprima al Festival di Roma, Intramovies ha comprato e distribuisce il film nelle sale, e adesso è proprio il momento giusto. Il documentario si chiude con un epilogo: l’impressione, purtroppo, è che il 25 febbraio scopriremo che la storia non è ancora finita…

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