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Lo sai che cos’è un hossa Frank?

Il capolavoro di Brian De Palma, che confermò nel 1983 lo stato di forma del (quasi) sempre eccellente Al Pacino, è un film il cui carattere e la cui violenza sono capaci ancora oggi di scuotere e scioccare. Per il 20esimo anniversario la Universal Pictures ha deciso di proporre in Italia il film nel ‘cofanetto’ simile all’edizione americana, piuttosto scarno all’apparenza, ma sostanzialmente ben curato. L’imbarazzante precedente edizione, che presentava errori madornali come il passaggio della traccia audio dall’italiano all’inglese in automatico, non ha lasciato eredità nella presente, tecnicamente quasi senza difetti.

Il film è un remake creativo di Oliver Stone (qui scriptwriter) del celebre “Scarface – Lo Sfregiato” del 1932, uno dei primi gangster movie della storia, che ritraeva la figura di Al Capone. La trama è stata tuttavia attualizzata e l’interpretazione di Al Pacino insieme all’occhio di De Palma hanno praticamente reinventato il film. Il protagonista è Tony Montana, un cubano che fugge dall’incubo comunista di Fidel Castro insieme ad un amico, Manny, alla ricerca di fortuna in America nella assolata Miami. Una volta arrivato si trova a dover fare i conti con la sua smisurata ambizione e la dura realtà; è Manny a dargli una mano e ad introdurlo nel giro, nella spirale che lo porterà all’apice e poi alla rovina.
L’inizio è un omicidio comandato di uno degli ex-uomini di Fidel, rifugiatosi anche lui in America. Per questa azione Tony e il suo amico Manny ottengono la carta verde per rimanere in America e avere la possibilità di trovare un lavoro. Tony comincia presto ad aver fame di denaro e si imbarca di propria volontà in narcotraffici altamente rischiosi, in cui tirerà fuori tutto il suo carattere violento e determinato per uscire dalle situazioni insidiose che ne derivano. Ne esce vincente, un uomo con una determinazione di ferro destinato con la propria morale (“ciò che conta in un uomo sono la propria parola e le palle, e io le ho sempre onorate entrambe”) e con la propria energia distruttiva ad eliminare chiunque si metta sulla sua strada, fino all’ultimo stadio, quello appunto dell’autodistruzione. La conquista di una posizione sicura non lo accontenta, anche a costo di procedere oltre chi lo ha introdotto nel mercato del traffico illegale di cocaina; qui entra l’elemento che molti chiamano “il sogno Americano” dentro “Scarface”, ovvero il voler prendere il mondo “con tutto quello che c’è dentro”, elemento che diventa il motore principale del personaggio al punto da renderlo un epigono moderno della tragedia di Macbeth, o di Coriolano, personaggi destinati al dominio ma divorati e consumati dalla loro stessa crudeltà ed ambizione insaziabile.

Tony Montana fa fuori chi lo ostacola, vuole diventare il numero uno e abbracciare il motto “The World Is Yours”. Divorato dalla paranoia, annichilito da tutto ciò che ha costruito e che lo circonda, macchiato dal sangue e dal vizio, e respirando più cocaina che aria, scivola lentamente e passivamente nel centro della tragedia che lo aveva prima visto protagonista, ora pronta a bagnarsi del suo sangue. Dopo aver distrutto l’amore, l’amicizia e tutti i contatti di affari che si era creato, si trova a fronteggiare l’inferno scatenato da sé stesso, il mondo che lui ha attaccato e che era ancora più grande di lui. In questa fase che si accentra mostruosamente sui suoi brandelli di coscienza, la tragedia raggiunge l’apice. Muore, nell’unico modo in cui poteva succedere: colpito alle spalle, con le armi ancora in mano, fronteggiando un esercito di killer venuti a giustiziarlo.

“Scarface” è il Dramma incentrato intorno all’eccellente personaggio ritratto da Al Pacino; dall’accento stereotipico-cubano, curato perché suonasse ridondante e brusco, allo sguardo allucinato, dalla smorfia della bocca che rivolta disprezzo verso il prossimo, alle movenze accentuate di mani e braccia, dai monologhi paranoici all’aggressività distruttiva nei suoi rapporti interpersonali, la recitazione raggiunge livelli scespiriani. L’esordiente Michelle Pfeiffer, pur interpretando uno dei personaggi “flat/piatti” del film, è un’eccezionale donna d’alto rango, consapevole del proprio fascino, chiusa nel proprio risentimento e combattuta nei propri vizi. Steven Bauer interpreta Manny, l’amico di Tony che mai lascia il suo fianco al punto di diventare vittima sacrificale del carattere disumano di Tony.
Memorabile e potente, disturbante e riflessivo, grazie alla regia che mette in luce tutte le possibili sfumature di Al/Tony, compresi i suoi possibili momenti di pentimento nella sua realtà dissociata, e all’altezza nello descrivere il peso del destino tragico che si abbatte sul personaggio.

Le musiche originali sono essenziali, praticamente due temi scritti da Giorgio Moroder, tuttavia di immediato impatto. Il “Tony’s Theme” è un pezzo da collezione, che ispira austera solitudine, dramma psicologico, tensione tirannica. Compassionevole e più femminile – come è ovvio – l’”Elvira and Gina’s Theme”. Il doppiaggio originale italiano è uno spettacolo, anche se media l’uso del linguaggio volgare presente nel film tra quello dell’originale edizione cinematografica ed il copione riadattato e depurato per la televisione americana.
Un classico immancabile, un film di spessore eccezionale; “con le palle” direbbe Tony, in un’edizione curata che rende giustizia alla sua grandezza.

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