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Semplice follia ordinaria!

Un’altra parentesi visionaria del celebre Soderbergh che in “Schizopolis” decide di mettersi alla prova anche come attore. Il film, strutturato in 3 parti, vede protagonista Fletcher Munson (Soderbergh stesso), che nella prima e nell’ultima parte è uno scrittore rispettivamente fallito e di successo, ma sempre soggiogato dal suo capo. Nel secondo episodio invece (quello centrale), il regista intepreta il ruolo di un dentista che vive una relazione con la moglie di Munson. La pellicola cattura l’attenzione soprattutto grazie alla messa in evidenza della quotidianità della vita d’ufficio: piccoli gesti, stranezze, ma anche coincidenze e momenti di ispirazione non certo convenzionali. Tutto questo unito al marcato simbolismo del regista, che per questa produzione si è avvalso di numerose tecniche come il multilinguismo tra i personaggi che riflette un quadro caotico della vita di tutti i giorni, in cui le certezze vanno e vengono come il vento. Tra le diverse tematiche non potevano certo mancare le dinamiche di coppia, spesso al centro dell’attenzione del regista, che come suo solito ama mostrarne quanti più lati possibile. Sebbene la narrativa del film sfugga abilmente ad una analisi logica profonda, una delle chiavi di lettura più sensata (tenendo sempre conto del titolo stesso), resta senz’altro quella della caricatura, una caricatura di 96 minuti per un mondo di ordinaria follia.

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