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  • Scusa Ma Ti Chiamo Amore

    Diretto da Federico Moccia

    Data di uscita: 25-01-2008

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L’amore immaginato

Il cinema è spesso luogo di paradossi, storia nota. Perché capita che ci si accosti ad una pellicola con diffidenza, magari aspettandosi di essere travolti da un fiume di scontatezza, di annaspare in un magma melenso fatto di romance da centro commerciale, di citazioni che neanche la storica Smemoranda. E invece ci si scopre sorpresi dall’opera prima di Federico Moccia – una griffe del settore, ormai – che pochi ricordano essersi fatto le ossa, nel cinema, a fianco di suo padre, quel Pipolo che in coppia con Castellano ha firmato importanti capitoli dell’ultrapop ridanciano tricolore negli anni ’80.
Sia chiaro: il film scade ad intervalli regolari in uno stucchevole e sognante buonismo, mostra con superficialità a tratti insopportabile uno spaccato della relazionalità umana che andrebbe al contrario sondato e analizzato con un po’ di pragmatismo in più. E ci regala pure escursioni nell’assolutamente imperdonabile, specie quando si sdoganano con leggerezza le brutture di una generazione vuota (che si riconoscerà compiaciuta nello schermo, rinsaldando così, ahimè, la propria self-confidence collettiva) o quando in sovrimpressione ci vengono regalate (con tanto di caratteri luccicanti e declamazione fuoricampo) le citazioni che punteggiavano il libro. Però, a osservare la dimensione squisitamente cinematografica, si scorge un impianto da commedia che, contrariamente alle attese (l’ultima pellicola del filone era stata l’inaccettabile “Scrivilo Sui Muri”), funziona: i sentimentalismi in eccesso vengono ben controbilanciati da una buona sintesi, Raoul Bova sa essere credibile, goffo e spaesato, a tratti tenero, la nuova stellina Michela Quattrociocche affronta il debutto con la naturalezza dei suoi diciannove anni. Ma sono i comprimari, soprattutto, a portare sopra il livello della sufficienza il film, in particolar modo Francesco Apolloni e Pino Quartullo (entrambi volti perfetti per il ruolo), tempi comici e verve a supporto di una sceneggiatura che, pur nel rispetto di una trama francamente stucchevole, scorre bene, regalando alcuni sorrisi sinceri, finanche qualche risata più aperta, soprattutto quando al facile sentimentalismo liceale subentra una scanzonata, e più adulta, ironia.

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