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Tutti dovrebbero andare in prigione

Il film è del ’42, e a pensare alla situazione storica dell’epoca, questa commedia dai toni molto leggeri appare un prodotto in qualche modo limitato, che solo vagamente parla della società, dei costumi di un’Italia che, purtroppo o per fortuna, sembra non molto cambiata.
Di lì a qualche anno il registro muterà di molto, col grande cinema del neorealismo, per mano tra gli altri dello stesso De Sica, che qui è protagonista assoluto, in una parte forse insolita per chi lo ha in mente in ruoli più solari (ad esempio al fianco di Gina Lollobrigida).

La sceneggiatura, firmata dall’ungherese Karolyne Aszlanyi (ma chi era costei?), è la classica commedia degli equivoci, sorella nostrana della screwball comedy hollywoodiana, inevitabilmente un po’ più provinciale e annacquata dal punto di vista del gioco di allusioni verbali tra i sessi, ma in cui non manca la ricerca dell’effetto comico attraverso una serie di casualità sempre più incredibili e imprevedibili, innescate da uno scambio di persone.

“Se Io Fossi Onesto”, come molte altre commedie forse un po’ datate di un’epoca del cinema italiano (come d’altra parte molti titoli celebri dello stesso Bragaglia e interpretati dal principe De Curtis, in arte Totò), è comunque un film molto divertente.

Accanto a De Sica, va segnalato Paolo Stoppa, in una delle prime sue apparizioni di una lunghissima carriera (ben 14 film nel 1942).

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