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Sold out

Un film musicale ma non un musical, catastrofico ma non drammatico, globalizzante ma non globalizzato, che fugge dagli schemi e allo stesso tempo li sfrutta per coinvolgere il pubblico. Aldilà delle definizioni è sicuramente il film più divertente visto finora alla Mostra. Teo Joon Han porta a Venezia una Kuala Lumpur dominata dalle strategie di potere di una multinazionale onnipotente, la Fony, gestita da una sgangherata coppia di manager inetti e incompetenti. Dall’altra parte vive una allegra e miserabile società di consumatori che subisce un mercato fatto di prodotti e sentimenti usa e getta.

Tutto è brillante, è esilarante, è comico, è musica. Le trovate che portano avanti il film sono geniali e assolutamente sorprendenti, tanto che il regista si spinge fino al primo tentativo della storia di karaoke cinematografico.

Si parla soprattutto di televisione in “Sell Out!”. Con il metalinguismo Han svela le carte di un sistema mediatico che vuole estremizzare le dinamiche di vita e morte per l’utile economico.
Il reality e la fiction si mescolano portando alla crisi identitaria dei protagonisti, che arrivano allo sdoppiamento della loro realtà: the practical contro la creatività e il sogno; l’idealismo del giovane progettista porta al licenziamento; al contrario, la speculazione spietata di una morte in diretta, sfruttata dalla carismatica conduttrice televisiva, conduce direttamente al successo.

Il rapporto tra i due non può che essere meccanico e a termine, dipanato in un tempo di utilizzo reciproco pari a quello dello spettacolo che, una volta finito, come un elettrodomestico di cui è esaurita la garanzia, scade e va buttato. L’esilarante e surreale intervista all’alter-ego artistoide e fallito del regista che apre il film vale da sola la visione ripetuta del film.

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