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Sette vite da salvare per Will Smith

Tutto inizia con una lista di sette nomi: ognuno di loro ha bisogno di aiuto, che tipo di aiuto non importa; Ben Thomas a loro insaputa li ha scelti perché siano parte del suo piano di redenzione. Ma… (perché nelle storie di questo tipo c’è sempre un “ma”) una di queste anime stravolgerà il corso dei suoi piani.

Seconda pellicola hollywoodiana per il regista romano Gabriele Muccino, che torna in coppia con Will Smith per raccontarci la storia di un uomo (un po’ troppo giustiziere) che cerca la redenzione salvando la vita a sette sconosciuti, che si detesta talmente tanto da donarsi anima e corpo agli altri.
Torna sullo schermo la coppia già testata ne “La Ricerca Della Felicità” che mantiene la stessa alchimia anche in una storia così impegnativa, e nella quale Rosario Dawson riesce ad inserirsi perfettamente con il fascino e il carisma che la contraddistingue e che conserva anche in una parte così drammatica.

Sin dalle prime immagini si nota subito qualcosa di nuovo: Gabriele Muccino si è evoluto, non ci sono più le sue lunghe carrellate, i piani sequenza e i colori così definiti che hanno caratterizzato tutta la sua opera; al contrario, il film è ricchissimo di primi e primissimi piani insistiti, efficaci per mostrare un’emozione, un po’ stucchevoli per costruirci un lungometraggio di 125 minuti.
Il “precedente Muccino” inoltre, si soffermava, sviscerava ogni emozione, ogni dialogo, ogni perché; tutto era oltremodo chiaro nei suoi film, non c’erano dubbi né misteri; al contrario, “Sette Anime” è pieno di situazioni irrisolte, di cose accennate ma non dette, o neanche spiegate; innanzitutto, due delle sette anime si sa a malapena chi siano, altre tre sono vagamente accennate: in poche parole le sette anime del titolo sono due.

Forse Muccino ha, come si dice, “imparato a zoppicare”, e così la permanenza negli Stati Uniti lo ha reso un regista, almeno tecnicamente, americano; manca insomma quella che lui stesso ha definito “sensibilità europea”.
La prima parte del film inoltre è realizzata con netti stacchi di montaggio che rendono il film non semplice da seguire né molto coinvolgente.

La mano di Muccino si comincia a sentire nella seconda metà del film, quando le emozioni iniziano a rivelarsi, anche se troppo facili e già previste, e allora il film ci entra nello stomaco e non possiamo fare a meno di esserne coinvolti, di soffrire con i protagonisti per cose che già sapevamo, che avevamo intuito, ma che inevitabilmente ci devastano emotivamente.
Quindi si, ovvio, prevedibile, stilizzato, poco mucciniano (tecnicamente), ma decisamente molto emozionante, complice una colonna sonora di notevole peso che cresce, non a caso nel finale, ad acuirne la drammaticità.

In definitiva “Sette Anime” è una storia d’amore; un amore non convenzionale, altruista, che ci insegna qualcosa e che riesce davvero a toccarci, come Gabriele Muccino sa fare.

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