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I 7 peccati capitali di Hollywood

I due detective Somerset (Morgan Freeman), prossimo alla pensione, e Mills (Brad Pitt), giovane e impetuoso, vengono affiancati per collaborare nell’indagine di una serie di efferati delitti. Indizi lasciati volontariamente sulle scene del crimine suggeriscono un rompicapo per i due protagonisti. Gli omicidi stessi sono indizi: tutti richiamano a uno dei peccati capitali e il puzzle sarà compiuto con la simbolica eliminazione di tutti e sette. Il rapporto tra i protagonisti inizialmente è burrascoso a causa della diversità tra i due, ma poi la loro amicizia li unirà nel tentativo di impedire al killer la sua folle crociata.
Il film è un vero e proprio esempio di suspense. Caratterizzato da ambienti lugubri, una fotografia fredda e la pioggia quasi sempre presente, come se fosse una vera e propria presenza che piange di dolore osservando la vicenda. Ciò che caratterizza l’opera di Fincher, differenziandolo dagli altri autori di killer movie, è il fatto che non vediamo mai l’assassino compiere i suoi crimini, ma soltanto le conseguenze degli omicidi, con un velo di mistero sulla vicenda fino ad un finale pieno di colpi di scena.
“Seven” è un’opera d’arte intrisa di azione, tensione e dramma, un cult per gli amanti dei thriller, ma anche per gli amanti del cinema in generale. La sua forza sta in una sceneggiatura perfettamente confezionata e nell’uso della macchina da presa quasi come fosse un pennello che lascia la sua impronta su una tela. Tutta la storia viene inoltre arricchita di citazioni letterarie, le quali vanno ad accessoriare questa pellicola in maniera unica, unendo in un unico film la tensione di un serial killer movie all’arte poetica di un film impegnato.
I personaggi a tutto tondo descritti in maniera eccelsa e le lugubri ambientazioni fanno da sfondo perfetto a questa agghiacciante vicenda che è anche una riflessione sul male del mondo e sullo sgretolamento dei valori che hanno colpito la nostra società. I protagonisti si cimentano in interpretazioni sublimi dando spessore ai personaggi e Fincher è abile nel reinventare lo stereotipo del rapporto bianco-nero. La fotografia gelida di Darius Khondji trasmette la malinconia del film, supportata divinamente dalle musiche di Howard Shore. L’edizione in DVD del film presenta un prodotto al di sotto della media per quanto riguarda la qualità video e dei contenuti speciali poco cospicui. Nota positiva per l’audio con il formato DTS.

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