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Un bellissimo pilota di una serie TV (inesistente)

Perché un mediometraggio della durata di sessanta minuti è in concorso al Festival di Roma, verrebbe da chiedersi? Perché è diretto dal maestro Kiyoshi Kurosawa, in primis, e poi perché la breve durata ha un suo preciso senso artistico, anche in relazione al corto abbinato dello stesso autore, “The Beautiful New Bay Area Project”, che, proiettato prima di “Seventh Code“, ne rappresenta il suo doppio opposto e speculare. Ma andiamo con ordine.

Il film rappresenta un episodio minore nella carriera di Kiyoshi, costellata di capolavori tra cui ci limitiamo a segnalare l’imperdibile “Bright Future”, ma è comunque tra le cose migliori viste qui a Roma. Una ragazza giapponese piomba a Vladivostok, in Russia, in cerca di un uomo. Lo pedina, lo segue ovunque, si fa picchiare e buttare fuori dalla sua casa, lavora in un ristorante con la speranza di vederlo passare prima o poi dalla finestra. Un grande amore? Sicuramente un’ossessione, ma i sentimenti che quest’ossessione scatena e fa deflagrare nella rutilante parte finale non sono proprio quelli che il pubblico s’immaginava.

Cinema di genere e autoriale in egual misura, con lunghe scene d’azione coreografate come una danza, il film è l’ennesima testimonianza dello stile maturo del regista giapponese. Si ha l’impressione che qualsiasi cosa girata con quell’occhio dietro la macchina da presa ci attrarrebbe come e più della storia qui illustrata. La breve durata ci appare chiarissima quando arriva il prefinale: la protagonista, in una sorta di video musicale, canta un pezzo pop. È la sigla, abbiamo assistito all’episodio pilota di un’immaginaria serie televisiva che, tra l’altro, pagheremmo di tasca nostra per vedere interamente. Ma qui siamo al cinema, e il distruttivo finale in campo lungo chiude la storia e difficilmente verrà presto dimenticato, a rappresentare una delle sequenze migliori di tutto il Festival.

OneLouder

Una protagonista adorabile nella sua immota fissità espressiva ed emotiva. Una Russia ripresa con quel misto di freddezza e cura del dettaglio tipica dei grandi illustratori. Un’ora di durata che scorre veloce. Tantissimi motivi per non perdersi questo film. Se poi uscirà in sala accoppiato al corto “The Beautiful New Bay Area Project” come qui a Roma, come noi ci auguriamo, vi consigliamo di prenotare già il biglietto. In quest’ultimo la rivoluzione proletaria è affidata alle donne e alle arti marziali. Si può non amarlo anche solo per questo?

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Contro

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