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  • Sex And The City

    Diretto da Michael Patrick King

    Data di uscita: 30-05-2008

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Griffe che non passano mai di moda

New York. Abiti griffatissimi dalle nuances sgargianti, pochette da urlo e tacchi vertiginosi. Ci hanno fanno arrossire per il disinibito e spudorato modo di raccontare la sessualità lasciandosi andare con nonchalance anche ai particolari più intimi ed imbarazzanti, sdoganando i più radicati tabù sessuali con la sfrontatezza di uomini allo stadio.
Ci hanno fatto sognare l’amore unico e irraggiungibile, e ci hanno fatto bramare – quanta invidia! – un paio di scarpe Manolo Blahnik, una borsa Prada, un vestito Dior – roba da sogno, sebbene decisamente troppo costosa.
Ci hanno accompagnato con ironia alla scoperta dell’essere donna attraverso un pepato e sorprendente viaggio all’esplorazione di sesso e relazioni. Le aspettavamo da molto tempo, e oggi le ragazze più cool e sexy di Manhattan sono tornate, stavolta sul grande schermo.

Un salto che, ovviamente, ha portato dei cambiamenti piuttosto chiari, anche se la verve rimane quella di un tempo: sebbene siano passati circa quattro anni dall’ultima puntata della sesta serie televisiva, le ritroviamo con la stessa voglia di essere protagoniste, uno strascico di spensieratezza venato da un inaspettato senso di responsabilità che le caratterizza maggiormente rispetto alle single indipendenti, intelligenti e sofisticate tutte shopping e sesso cui eravamo abituati.

Della partita, seppur con qualche ruga in più, fanno sempre parte la sentimentale Carrie (Sarah Jessica Parker), la disinibita mangiauomini Samantha (Kim Cattrall), la cinica e pragmatica Miranda (Cynthia Nixon) e la romantica sognatrice Charlotte (Kristin Davis).

Carrie è matura, soddisfatta del suo lavoro: è al suo secondo libro e lavora per il terzo, ha finalmente legato a sé l’affascinante Mr. Big (Chris Noth). Miranda vive appena fuori porta, a Brooklyn, e si trova a fare i conti con una famiglia e suocera a carico ed un compagno d’incerta fedeltà. Samantha è a Los Angeles con il giovane Smith (Jason Lewis), ormai attore di successo; in crisi con se stessa, è un leone in gabbia in un posto che non sente completamente suo perché troppo noioso e tranquillo per una come lei abituata ad assaporare la vita con travolgente vitalità. Resta la dolce Charlotte, l’unica che abbia trovato il suo equilibrio interiore: è felicemente sposata con un affermato avvocato, e ha una figlia adottiva dagli occhi a mandorla. Non manca proprio nulla al grande teatro delle relazioni: matrimonio, rapporti felici, crisi incombenti, amori al capolinea, altri inceppati in incidenti di percorso.

Su un tessuto narrativo di tale ricchezza, la messa in scena fa perno su charm e gusto, con un ovvio occhio di riguardo alla componente squisitamente glamorous: spiccata sensualità, sofisticata raffinatezza e classe da vendere emergono in modo incisivo attraverso i costumi – quasi tutte griffe da urlo – esattamente come le location trasudano un fascino patinato che non manca di conquistare. Il tono registico, in contrappunto, pare decisamente smussato, filtrato, meno tagliente, cattivo e ribelle rispetto alla serie tv. La sceneggiatura è intelligente, scoppiettante, a tratti addirittura toccante, e sempre abbastanza travolgente. Non mancano, infatti, battute fulminanti, e i dialoghi sono sempre piacevoli, specie quando a tesserne le fila sono Samantha e Charlotte.
Punto debole, probabilmente, la durata eccessiva e un’andatura altalenante: geniale e gustosa nel corso del primo tempo, la pellicola finisce poi per perdersi ed appiattirsi lungo la narrazione, fino a riprendere il ritmo incalzante sul finale.

In definitiva più city, meno sex, sicuramente più sensitivity: il film ha un cuore meno sfrontatamente frivolo della serie, il sesso non è così centrale e l’amore finisce per avere la meglio, protagonista principale ricercato e vissuto con maggiore consapevolezza, con disincanto e voglia di viverlo.
Le quattro amiche, insomma, fanno oggi i conti con il mondo degli adulti, fatto anche di amarezze e delusioni che a volte toccano anche la disperazione, con la consapevolezza – di grande romanticismo – che dietro alla facciata patinata della carriera ciò che davvero conta è la stabilità affettiva.
L’amore, suggerisce la stessa Carrie, è l’unica griffe che non passa mai di moda.

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