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Roma Film Fest, grande freddo in salsa brasiliana

Il cinema è fatto di generi ma anche, e soprattutto, di sottogeneri tematici. Quello dell’incontro di vecchi amici a dieci, venti o trent’anni dall’ultima volta è uno dei più fertili e persistenti, che dal Kasdan de “Il grande freddo” in poi, passando per Denys Arcand e il nostro Verdone, ha prodotto importanti contributi all’immaginario pop della società soprattutto occidentale. Si riascoltano vecchie canzoni, si fa l’amore con vecchie fiamme, i sogni della gioventù sono inevitabilmente svaniti di fronte alla quotidianità e l’unico che ce l’ha fatta ha sempre qualche inconfessabile scheletro nell’armadio.

Nel brasiliano in concorso al Festival di Roma “Entre nós“, diretto da Paulo e Pedro Morelli, ritroviamo tutto questo esattamente nei punti giusti. Ma il cinema è fatto anche, e soprattutto, di variazioni sul tema e quindi quanto detto finora non può e non deve cambiare di una virgola il valore di questo singolo lungometraggio, che merita ampiamente la sufficienza.

I sette amici (poi sei per un evento infausto che naturalmente non vi anticipo) sono ben scritti e caratterizzati: sono simpatici, malinconici, sono “veri”. L’evento traumatico nei suoi sviluppi assomiglia un po’ troppo al Woody Allen di “Incontrerai uno sconosciuto…”, non c’è mai una sorpresa vera, ma seguiamo con piacere per quasi due ore la vita di questi ragazzi, in due riunioni diverse nel 1992 e nel 2002. A un certo punto, poi, i fratelli Morelli muovono la macchina da presa per riprendere una semplice cena con un movimento “a pendolo” davvero notevole e, questo sì, poco visto altrove.

OneLouder

Se appartenete, come me, alla stessa generazione dei protagonisti, questo film vi piacerà molto di più. I fratelli Morelli ambientano le due riunioni nel ’92 e nel 2002 non gratuitamente. In quei dieci anni è finita una dittatura in Brasile, un prima e dopo che non è mai palese ma rimane sottotraccia in più di una sequenza. Nel ’92 uno scrittore può ancora credibilmente scrivere un romanzo a penna su un quadernone, e si potevano ancora isolare delle persone in un casolare senza dover per forza inserire un paio di scene di qualcuno al cellulare. Tutto questo si chiama cura del dettaglio. Che al cinema è importantissima.

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