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  • Shoot ‘Em Up – Spara O Muori

    Diretto da Michael Davis

    Data di uscita: 11-04-2008

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    Loudvision:
    Lettori:

Sai cosa odio più di tutto?

Attesa e curiosità per “Shoot ‘Em Up”. Motivi? Titolo: promessa di videogioco sanguinolento. Clive Owen: sex symbol con faccia da simpatico stronzo, promessa tipo “erede di John McClane”. Paul Giamatti: grassottello pelatino con faccia da antipatico stronzo, promessa tipo “cattivo del secolo”. Monica Bellucci: ruolo da prostituta circondata da tempesta di esplosioni e testosterone – orribili ricordi di Matrix ci assalgono. Film in sé: violenza, adrenalina, pallottole senza terapia.
8 aprile, anteprima, LoudVision c’è.
Dunque?
Dunque “Shoot ‘Em Up” è un videogioco. Questo spiega e giustifica l’ultima frase della recensione.
Trama? Ci hanno provato. Senza svelare molto: bambino appena partorito et madre morta poco dopo. Clive Owen odia tutto e tutti ma salva bambino visto che con mamma ha fatto cilecca. Paul Giamatti insieme a killer(s) inseguono bambino e Clive Owen. Monica Bellucci allatta bambino. Sfondo di intrighi politici d’accatto e commercio di armi/organi.
Scuse. Utili per giustificare:
- inseguimenti
- morti
- frasi fighe
- morti
- pistole fucili mitra doppiette
- citazionismo
- morti

Manuale del cinema: la regia di Michael Davis è frenetica, da videoclip, seppur condita di piccoli tocchi di classe. Il suo modo di usare gli ambienti al servizio delle scene d’azione (80 minuti su 86 di film) è da fan inveterato del genere, e il tutto è orchestrato da coreografi strafatti di acidi e John Woo.
(perdonate, piccole aggiunte al manuale)
Approfondimento psicologico? Clive Owen si chiama semplicemente Smith, ha un torbido passato alle spalle, spara come fosse John Wayne e dice frasi fighe.
Paul Giamatti è matto ma lucido, perverso/tito ma professionale, freddo e geniale. E dice frasi fighe.
Monica Bellucci dona il necessario tocco trash: mostra con grazia le sue grazie, è graziosa e aggraziata, per questo le diciamo grazie, ma per carità, van bene le tette per ingraziarsi il pubblico, ma graziateci e fatela doppiare da chiunque altro ma non lei. Non dice frasi fighe, ma parla siculo.

Un approccio da controcultura intellettual-testosteronica ci porterebbe a gridare al miracolo, con frasi come “Shoot ‘Em Up riscrive la cifra stilistica degli action movie” o “corpi guizzanti al servizio dell’adrenalina disegnano traiettorie concettuali specchio attuale di un’America confusa”.
La verità? Niente capolavoro né bel film in senso classico. Piuttosto, quello che, usando un termine caro tra gli altri a Wittgenstein, si definisce una figata. Frasi fighe che sono più fighe. Sparatorie che sono meglio. Trovate geniali che fanno concorrenza a Rube Goldberg.
Ci si diverte da matti. Gli applausi della platea di distinti conquantenni cum signora impellicciata che popolavano l’Apollo sono più eloquenti di tutte le cifre stilistiche del pianeta.

L’impressione è che “Shoot ‘Em Up” potrebbe ridefinire uno standard.
Poi certo, se vi interessano fiori di loto su sfondo di plenilunio, paesaggi interiori e turbamenti al tramonto, spaccati di vita e spaccati dalla vita, questo film varrà per voi come un ano sul gomito.
Stesso discorso per un eventuale approccio filologico al film, tipo il bambino appena nato sa già ridere e come fa a non morire con tutti quei colpi, ma chi diavolo è Clive Owen cioè il suo personaggio alla fin fine ma la trama non è mica molto chiara, cose così insomma.
Per tutti gli altri, quelli che non per forza bisogna prendere tutto sul serio, quelli che Devil May Cry mi piaceva perché i filmati sono fighi, quelli che di giorno in doppiopetto e ventiquattrore e la sera magari sparare alle vecchiette sul tram, è difficile trovare di meglio.
Capirete a questo punto che il giudizio finale è alquanto indicativo.

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