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Capolavoro di cinefilia e visceralità

1954. L’agente Teddy Daniels sbarca a Shutter Island col collega Chuck Aule per indagare sulla scomparsa di una paziente pluriomicida dal manicomio criminale di Ashecliffe. Man mano che proseguono le indagini, il mistero si infittisce di particolari inquietanti e, tra pazienti psicopatici, dottori mefistofelici e reparti segreti inaccessibili, si fa strada il sospetto di complotti governativi ed esperimenti medici. Mentre le ombre del passato iniziano a far vacillare i confini della realtà, Teddy deve trovare la chiave del caso al più presto se vuole uscire vivo dall’isola. Un uragano si profila all’orizzonte…

OneLouder

Via crucis privata e tragedia collettiva. Hitchcock, Caligari e noir shakerati con stile barocco ed iperrealista, in puro Scorsese touch: cinefilia e viscere. In vertiginoso equilibrio tra horror gotico e thriller psicologico, il Maestro torna ad unire il massimo dell’intrattenimento e del formalismo al massimo del contenuto e della costruzione narrativa, per un altro tassello di un cinema bigger than life.
La riflessione più profonda sulle radici del male dai tempi de “Il Silenzio Degli Innocenti” e “The Addiction” ed il miglior Scorsese da “Casino” ad oggi. Quarto match con DiCaprio, i primi tre erano puro riscaldamento. Tempestoso, allucinato, ipnotico, tentacolare: lo “Shining” di Scorsese.

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