Home > Recensioni > Si Può Fare

Correlati

L’isola dei matti… si può abitare

Con la legge 180 del 1978, meglio nota come Legge Basaglia, i manicomi italiani vennero chiusi. È così che i numerosi ex pazienti si ritrovarono spesso a vivere all’interno di cooperative di lavoro assistenziale. “Si Può Fare”, delicato e appassionato lungometraggio di Giulio Manfredonia, crea attorno a questo tema una commedia che sa divertire e commuovere, con grande rispetto e senza traccia di retorica pietistica.

Nello, interpretato da Claudio Bisio, è un sindacalista. Allontanato a causa dei suoi forti interessi per il terziario e le dinamiche economiche del mercato, viene assunto come direttore dalla Cooperativa 180, i cui soci sono malati di mente che vivono di lavori commissionati, un po’ per misericordia un po’ per dovere, da istituzioni locali. Con una vera e propria rivoluzione, Nello riesce a riorganizzare la squadra e a condurla al successo grazie a una particolarissima tecnica di applicazione di pavimenti a parquet. Il tutto grazie a una vitalità che i novelli artisti del legno ritrovano diminuendo le dosi di psicofarmaci assunti. I problemi, però, non tarderanno ad emergere, con risvolti decisamente tragici.

Insieme a Nello-Bisio, i veri protagonisti della pellicola sono loro: i matti. Scovati tra teatri, scuole di recitazione e piccole produzioni attraverso un complesso lavoro di casting, creano infatti un microcosmo in cui stravaganze ed estremi si coniugano: dalla rossa e sexy Paroliera, che si esprime a colpi di Drupi e “Se Mi Lasci Non Vale”, al dolce Sergio altrimenti detto Topo Gigio. Un gruppo straordinario, che dona al film quel tocco speciale in grado di farne più che una semplice commedia.

Un film intenso, dunque, in cui l’enfasi è tutta posta sui sentimenti umani, sia dei malati di mente che dei cosiddetti sani. L’aspetto storico-sociale è sempre sullo sfondo e lì rimane, dando piuttosto spazio a situazioni divertenti, che strappano qua e là qualche risata e – perché no? – anche una lacrimuccia. Il tutto sulle note di una colonna sonora forse a tratti un po’ invadente ma che sa integrare, senza far storcere il naso, anche un classico di Edoardo Bennato come “L’Isola Che Non C’è”.

Scroll To Top