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  • Silent Night, Deadly Night III: Better Watch Out!

    Diretto da Monte Hellman

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Hellman tra le pieghe di un horror venuto male

Fino dalla comparsa del titolo, con quel “Better Watch Out” che si evidenzia prima di “Silent Night, Deadly Night”, Hellman sembra volere affermare la sua paternità, distinguendo questo terzo capitolo da una saga horror con il capostipite discretamente pessimo e inutile e il sequel totalmente vergognoso.
Del primo viene ovviamente mantenuta l’idea di base, ed è richiamato qualche personaggio; dal secondo, Hellman pare riutilizzare la trovata dei poteri/collegamenti mentali. Ma, a parte queste caratteristiche, il film segue logiche tutte sue, secondo marche autoriali che questa volta tuttavia fanno fatica a emergere, e quando ci riescono non funzionano.

Si inizia con una atmosfera che incrocia il bianco bergmaniano di “Persona” con situazioni oniriche alla “Nightmare”, con la ragazza protagonista che viene messa in comunicazione con la mente del maniaco, chirurgicamente ricostruita dopo essere stata “danneggiata” da un colpo di pistola, grazie ai macchinari di uno scienziato sperimentatore un po’ psicologo e un po’ filosofo. Ma quando l’angoscia, espressa con la musica e con inquadrature in primo piano della ragazza, comincia a farsi sentire, viene fatta sfumare, vanificata. Si costruisce la scena secondo i meccanismi dello spaventerello, ma poi ecco un campo lungo al posto di un primo piano.
Allo stesso modo, i riflessi nelle reazioni degli attori risultano sballati; alcune scene orrorifiche potenzialmente succose avvengono fuori campo; i tempi dilatati sembrano fini a se stessi e portano a lentezze esasperanti che annichiliscono il genere senza offrire una qualsiasi contropartita.
OK, si distrugge l’horror, ma in nome di che cosa? Che senso ha svuotare il genere, o questo genere, in questo modo? O l’operazione è davvero troppo intellettuale e sottile?

OneLouder

Pare ovvio che a interessare Hellman sia altro. Ma cosa? Alla sua tematica kafkiana della colpa, inserita peraltro superficialmente nel film, viene dedicato uno spiegone verbale del tutto anticinematografico. Il resto, se c’è, non emerge, o è giocato male.
A parte una sorta di rivendicazione autoriale di una collaborazione alla regia non accreditata per “La Vergine Di Cera” di Roger Corman, film di cui vengono mostrati vari spezzoni su televisori accesi.

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Contro

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