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Viaggio nel dolore

Miron amava Tanya con tutto se stesso. Era un amore ricco di passione, era un’adorazione per il suo corpo materno dalla pelle pallida e i capelli rossi. Ma Tanya muore e suo marito intende portare a compimento i rituali della cultura Merya, un’antica tribù della Russia centro-occidentale. Ad aiutarlo c’è Aist, il suo migliore amico. Insieme curano e preparano il corpo della donna come una sposa, prima di darle l’ultimo saluto sulle rive del lago sacro dove decidono di gettare le ceneri della donna. Sarà un viaggio lungo: un’automobile, due uomini e due zigoli a far loro compagnia, quegli uccellini parenti ai passeri tanto bravi a passare inosservati. Con loro un dolore e un amore, o forse non uno solo.

Presentato in concorso a Venezia nel 2010, il film esce il 25 maggio nelle sale italiane

OneLouder

Aleksei Fedorchenko torna al Lido a cinque anni di distanza dal Premio Orizzonti 2005. Stavolta è impegnato a studiare e raccontare le diverse etnie dell’ex Unione Sovietica, un percorso che continuerà col prossimo film in produzione e che prende il via con questo “Ovsyanki“. È una ricerca fatta a modo suo, nella quale due uccellini in gabbia riflettono l’amicizia di due uomini in viaggio per cancellare un dolore, frutto di una grande passione. Caratterialmente miti come i due volatili, anche Miron e Aist nascondono una visione del mondo capace di volare al di sopra della vita di tutti i giorni passata a lavorare in una cartiera. Riti che non muoiono nel tempo e il legame con la loro terra saranno il gancio che ferma la storia alla quotidianità. Sarà perché la gente comune è meno prevedibile di quanto immaginiamo e gli sguardi dall’esterno sono sempre più difficili. L’amicizia nasconde sempre dei segreti, e aiutare un amico potrebbe anche significare rivelarne uno. Il regista russo lo sa raccontare e lo sa fare sotto forma di poesia, componendo versi con immagini di paesaggi lontani e sconfinati.

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