Home > Recensioni > Simon Konianski

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Molto, troppo, irresistibilmente, ebreo…

Tutto comincia quando Simon, trentacinque anni ma il cervello di un ragazzino, viene lasciato dalla moglie, focosa danzatrice goy che preferisce alla sua faccia occhialuta il fisico, scultoreo, di un collega brasiliano. Automatico il ritorno a casa del padre che, non troppo felice di riaverlo tra i piedi, fa di tutto – anche farsi forgiare amuleti dal rabbino locale o cominciare a urinare nel lavandino – per liberarsi di lui. Ecco il clima di questo film, che mette in scena le macchiette ebree, come le cotonatissime zie del protagonista, ma anche le nuove generazioni più critiche verso la politica del loro Stato nel contesto mediorientale. E che poi, all’improvviso, ci fa partire per un lungo viaggio nel cuore dell’Europa…

OneLouder

Un film diviso in due. Per metà commedia, quasi sit-com, sui vizi e le abitudini della società ebraica. Per metà assurdo road movie. E in parte anche film di formazione. Il divertimento è assicurato, grazie soprattutto al carisma e alla faccia di un attore come Jonathan Zaccai. Ma il meglio – forse proprio perché così dosato – viene nell’immancabile ritorno ai campi di concentramento, in cui il caos variopinto lascio spazio al silenzio, duro e grigiastro, della morte. Ed è così che “Simon Konianski” diventa qualcosa di più di un film qualsiasi.

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Contro

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