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Legami esangui

La famiglia di “Sister” è un corpo deforme e mutilato che ha imparato a strisciare in un mondo perfettamente a suo agio nel vederla strisciare.

Ursula Meier disseziona questo corpo spingendocene contro i resti: un ragazzino che ha trovato il suo modo di crescere adattandosi come neve su una realtà aliena, della quale solo a volte sente nostalgia, e una ragazza, a questa realtà a sua volta aliena.
Tra di loro un rapporto che si contorce e si tende in un crescendo che vorrebbe esplodere ma non lo fa mai, accumulando un carico sempre più pesante di angoscia e disagio.

Non ci sono le visioni artistiche di Kim Ki-Duk, non c’è il misticismo filosofico di von Trier né l’analisi sociale di Loach. C’è soltanto il dramma di una famiglia, spogliato di poesia, distanza, umanità.

OneLouder

“Sister” merita di essere visto con la giusta predisposizione. Per entrare dentro questo film bisogna accettarne i ritmi lenti, la ridondanza delle scene e la crudezza della storia. Ma potrebbe valerne la pena.

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