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Sulle ali della fantasia

È il festival delle contaminazioni per osmosi, capace di alternare film di nature diverse che arricchiscono il ventaglio di proposte cinematografiche e abbracciano trasversalmente il pubblico. Che, nel caso di “Skellig”, è un pubblico piuttosto giovane. Tim Roth, diretto dalla regista Annabel Jankel, apre la sezione “Alice nella Città” portando sugli schermi capitolini una delicatissima favola di cui lui è protagonista assoluto.

La storia racconta di Michael (Bill Milner), trasferitosi con la famiglia in una nuova casa nell’Inghilterra del Nord; il trasloco coincide con la nascita della sorellina che, rivelatasi ben presto cagionevole di salute, catalizzerà su di sé le premurose attenzioni dei genitori. Michael trascorrerà così sempre più tempo da solo e, annoiato dall’isolamento a cui è costretto, andrà alla scoperta di un vecchio capanno abbandonato in giardino, attirato dall’atmosfera sinistra del luogo.

Sarà proprio l’incontro con Skellig, la chimerica creatura metà angelo e metà gufo che lo abita, a cambiare radicalmente la vita di entrambi. Con l’aiuto di una nuova amica, Mina, dalla funzione quasi salvifica, Michael imparerà a combattere i propri limiti e ad affrontare le proprie paure, aprendosi al mondo ed imparando a guardarlo con occhi diversi. Insieme, Michael e Mina riusciranno a rimettere in sesto Skellig ormai troppo solo, avvizzito nello spirito, disorientato e atterrito da un mondo, quello dei cieli, che non sembra appartenergli più. Sarà proprio l’incontro tra solitudini diverse che lo ricondurrà alla vita rendendolo nuovamente in grado di spiccare il volo.

Tim Roth ha minuziosamente costruito il personaggio su se stesso ma risulta nei comportamenti e nelle movenze, fastidioso e spesso disgustoso, senza riuscire a convincere totalmente: l’interpretazione tentenna e manca di intensità scadendo troppo spesso in un rewind piatto e noioso. Ciò che potrebbe comunque affascinare lo spettatore è la mutevole personalità di Skellig, prima burbera, schiva e scostante, poi fragile e a tratti premurosa e sensibile.

Incerta, inoltre, è la collocazione del film che si pone a metà strada tra la fiaba dai buoni sentimenti e la connotazione più dark e surreale tradendo, probabilmente, un cambiamento di rotta registica nel corso della lavorazione che rende la pellicola incerta e in alcuni frangenti inconcludente.
Il tutto viene appesantito da una narrazione che, seppur scorrevole, pecca in una concatenazione degli eventi non sempre chiara, lasciando in sospeso dei punti nodali del racconto che procede così a fatica verso l’epilogo.

OneLouder

Se credete ancora nei buoni sentimenti e nei miracoli che, per motivi saprannaturali possono cambiare il corso degli avvenimenti…accomodatevi pure. Sognatori d’altri tempi, è il film per voi!!! Voi disincantati rischiereste invece di portare a casa tanta noia e qualche risata.

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Contro

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