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I segni e i colori che graffiano il bianco

La trama del quattordicesimo film di Kim Ki-duk, ora in home video per i tipi della Dolmen, si potrebbe riassumere così: una donna, Yeon, insoddisfatta della vita familiare e dei tradimenti dell’ipocrita e ciarliero marito, si appassiona alle vicende di un condannato a morte, Jang Jin, fino al punto di recarsi in visita al carcere dove è detenuto e trascinarlo in una storia che sfocia nella passione dei sensi. Tanto semplice quanto sorprendente e bizzarra, insomma, come sempre nelle opere del regista coreano.
In realtà, i fili che vengono tessuti, semanticamente e stilisticamente, sono molteplici e, come si addice a un’opera d’arte, giustamente inestricabili. Al centro della pellicola vi è innanzitutto il bianco. Il bianco, scalcinato, della parete della cella dei detenuti. Il bianco di una camicia che cade dalle mani della protagonista dritta in strada. Il bianco della neve che conclude la pellicola. Ed è un bianco – un vuoto invernale o anche la cosiddetta luce alla fine del passaggio – che Yeon tenta disperatamente di colmare in quelle che sono le sequenze più significative di “Soffio”. La donna, infatti, recandosi da Jang Jin, decide di addobbare di volta in volta la stanza delle visite con carte da parati che, coprendo il bianco, ritraggono la realtà di tre stagioni – primavera, estate e autunno – completando la rievocazione con esibizioni canore e con abiti adatti al clima.
A dominare questa storia d’amore – strana, ma abbastanza convincente affinché lo spettatore possa incoraggiarla – c’è il direttore del carcere – il regista, il demiurgo – che osserva tutto attraverso l’occhio onnipotente di una telecamera. Lo stesso occhio che però non arriva oltre questo. Il bianco resta prerogativa del trascorrere delle stagioni e di un mistero molto più alto e si staglia, più pulito che mai, come sfondo per i titoli di coda.
Due parole infine sull’edizione home video, che non aggiunge nulla alla pellicola se non il classico trailer cinematografico, le note del regista e le note biofilmografiche.

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