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Non accade nulla, ma dice un sacco di cose

Johnny Marco è una star di Hollywood: la sua vita scorre via, tra giri a vuoto con la sua Ferrari nera, stupide conferenze stampa, sbronze, rapporti occasionali, massaggiatori e spogliarelliste-barbie che entrano in camera sua, montano il tubo su cui fare il numero di lap dance, e quando hanno finito lo smontano e se ne vanno. Vive allo Chateau Marmont, residence un po’ squallido costruito sullo stile dei castelli della Loira, perduto tra i boulevards di Los Angeles. Si annoia, allora compra il divertimento, ma poi si annoia di nuovo perché sono rapporti in cui non c’è un reale scambio umano, niente di autentico. Ha una figlia pre-adolescente, Cleo, che un giorno arriva come un pacco postale e gli riempie la vita. Finalmente, nell’apatia ovattata in cui impiega il tempo (come se non sapesse che farsene), stabilisce un rapporto reale. E di colpo avverte tutto il peso della propria solitudine.

OneLouder

“Somewhere” è un film che mostra come il dorato mondo di Hollywood in realtà sia marroncino, come gli appartamenti dello Chateau Marmont. È un film in cui non accade nulla, ma quel nulla che si vede sullo schermo: ogni singola scena è pregnante (più che in “Lost In Translation”) perché meno lirica e più sintetica, quindi più poetica. La scena iniziale, due minuti a macchina fissa, che in apertura si avvertono, è esemplificativa: una Ferrari che corre su circuito chiuso, entrando e uscendo dall’inquadratura, col solo ronzio del motore che a intervalli regolari interrompe un’atmosfera anonima, stolida, in un non-luogo, e allora bisogna cercare qualcosa da qualche altra parte, somewhere. Ecco la presentazione del personaggio. Realismo poetico.

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