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  • Sopravvivere Coi Lupi

    Diretto da Vera Belmont

    Data di uscita: 30-04-2008

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Vero come una fiaba

Mowgli del “Libro Della Giungla” fu raccolto e allevato dai lupi. Ma anche la “Principessa Mononoke”. E, se lo si conosce, è forse questo il film che più salta alla memoria quando si guarda per la prima volta “Sopravvivere Coi Lupi”, firmato dalla francese Vera Belmont.
Si tratta, sia nel caso di Mowgli sia in quello di Mononoke, seppure con le dovute differenziazioni di genere e di epoche, di successi talmente imponenti da averli trasformati in classici. E la storia della piccola Misha, ebrea russa sopravvissuta alle persecuzioni naziste, riprende il topos dell’educazione selvaggia calandolo nella realtà – cruda e disumana molto più della carne sanguinante divorata dai carnivori in natura – degli stermini razziali della Seconda Guerra Mondiale. La struttura è poi quella della fiaba. Come infatti dice la regista: “Volevo innanzitutto fare un film per la famiglia, e poi restare nell’ottica di una storia tragica”. E tragica lo è davvero: la piccola Misha perde infatti entrambi i genitori e si ritrova a vagare tutta sola per l’Europa, guidata solo da una bussola.
Il risultato è un’opera con tutte le carte in regola per diventare anch’essa un classico, economia dello spettacolo permettendo. Si coinvolgono infatti molti archetipi. C’è la bambina che compie un viaggio di formazione, costretta peraltro a cambiare il proprio nome, smaccatamente colpevole. C’è l’essere umano che si ritrova – in tempi in cui l’umano perde la propria umanità – a riacquistare confidenza con la propria animalità. C’è il ciclo della quattro stagioni che accompagna, coi suoi tempi universali, lo spegnersi del tempo – così piccolo, in confronto – del potere nazista.
E c’è anche quel tocco kitsch che sa rendere alcune sequenze memorabili. Misha che mangia la budella da una carcassa di animale. Misha che mastica i vermi. Misha con un lupacchiotto in braccio.
Peccato che la storia – come è recentemente venuto a galla – non sia davvero autobiografica! Ma dopotutto stiamo parlando di una fiaba. E quindi poco importa.

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