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The first cut is the deepest

“Se niente può far sì che si rinnovi all’erba il suo splendore e che riviva il fiore, della sorte funesta non ci dorremo, ma ancor più saldi in petto godremo di quel che resta”.
È attorno a questi versi di William Wordsworth che ruota “Splendore Nell’Erba”, lungometraggio che Elia Kazan dirige nel 1961.

Quando la professoressa di letteratura domanda a Deanie – la liceale protagonista del film – “Cosa ha voluto esprimere il poeta con questi versi?”, la ragazza, appena scottata dalla prima grande delusione d’amore della sua vita, risponde pressappoco così: “Quando si è giovani si vive di ideali, quando si diventa grandi bisogna resistere”.

“Splendore Nell’Erba” è la storia – intensa, forse tra le più coinvolgenti della carriera cinematografica di Kazan – di Bud e Deanie, due giovani follemente innamorati l’uno dell’altra, che vengono però separati dall’influenza dei rispettivi genitori. Se lei non riesce a concedersi per via delle minacciose raccomandazioni materne, lui viene persuaso dal padre – un patetico arricchito del settore petrolifero – a lasciare Deanie per iscriversi a Yale.
Per la ragazza, questa rottura rappresenta la frantumazione di qualsiasi ideale giovanile, tanto da ridurla al tracollo psicologico e al ricovero in una clinica psichiatrica, da cui uscirà soltanto dopo qualche anno. Anche Bud percorre una strada simile, schiacciato dal rimorso e dal totale disinteresse nei confronti dell’università.
Sullo sfondo, il crollo di Wall Street del 1929, il proibizionismo e una morale fortemente puritana: tutti fattori che si intersecano nelle vite dei protagonisti, stravolgendole.

Grazie a un robusto sistema di personaggi – che contrappone problematicamente personalità positive e negative – e a una fittissima rete di rimandi interni – pensiamo solo alla cascata, luogo-metafora di eros e thanatos –, “Splendore Nell’Erba” ha il proprio punto di forza nella sceneggiatura, che non a caso vinse quell’anno la statuetta d’oro. Questa, unita all’ottima prova interpretativa fornita da Natalie Wood e Warren Beatty, fa del film di Kazan una delle storie d’amore più coinvolgenti e indimenticabili che mai siano apparse sul grande schermo.

Unico prezzo da pagare: il magone che un finale così aperto, e così vero, lascia nello spettatore.

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