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Trekkies keep out

J. J. Abrams ha una missione: ridisegnare l’immaginario di questa generazione. Ha fallito con “Mission: Impossible III”, ci è riuscito con “Lost”; ora tenta il grande colpo, impadronendosi di un’intoccabile icona nerd come Star Trek.

Essendo grande regista e profondo conoscitore della pop culture, lo fa in modo saggio, senza troppe intrusioni nell’universo originale – il suo “Star Trek” è un prequel, che narra le vicende di Kirk e Spock dalla rispettiva nascita all’arruolamento nella Flotta Stellare, fino alla definizione dei rapporti di forza tra i due e il resto dell’equipaggio della USS Enterprise.

La quale è l’altra grande protagonista del film, insieme a tutto il contorno di paraphernalia scenografici: visivamente, infatti, “Star Trek” è oltre, fedele alla giocattolosità dei vecchi serial ma moderno e tecnicamente over the top. Il discorso vale anche per i personaggi e l’azione: Kirk e Spock, in particolare, sono sempre loro, ma filosofeggiano meno e scazzano di più, e quando devono menare le mani mostrano un talento degno degli ultimi “Star Wars”.

Perché proprio a questo puntava Abrams: unire la profondità del concept originario con l’intrattenimento delle moderne saghe di Lucas, con un pizzico di delirio à la “Lost” nella sceneggiatura. Il risultato è un coloratissimo carrozzone, un circo di idee e invenzioni che fa riflettere, commuove, esalta ma soprattutto diverte – come facevano i vecchi film di fantascienza, come ha sempre fatto il cinema dei kolossal.
Con buona pace di tutti i trekkers indignati di questo mondo.

OneLouder

Forse il particolare più godurioso dello “Star Trek” di Abrams è che farà incazzare a morte tutti i trekkies. Affezionati all’immaginario nativo, non accetteranno mai uno Spock latin lover, i duelli a colpi di spada su piattaforme sospese nel vuoto o Kirk coinvolto in risse da bar. Quello che non capiranno è che “Star Trek” è il modo migliore per resuscitare la franchigia nell’anno 2009. Due ore di gioia per occhi, orecchie e cervello, che passeranno in un attimo e vi faranno venire voglia di tornare al cinema due o tre volte. Pace e prosperità a chi saprà apprezzare questo mezzo capolavoro.

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