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Il cinema d’inchiesta all’ americana

Dal regista del piccolo caso cinematografico “L’Ultimo Re Di Scozia”, Kevin Macdonald, coadiuvato in sede di sceneggiatura dal sapiente Tony Gilroy, “State Of Play”, si presenta come ambizioso thriller politico/giornalistico che riesce a smussare la spettacolarità più grossolana per imbarcarsi in dialoghi-duello, arguti e al servizio di una trama complessa e un po’ cervellotica, che alla fine viene spiegata e risolta come un rebus della Settimana Enigmistica – mai disorientare lo spettatore nella multinazionale dei generi hollywoodiani, che funziona un po’ come il Mc Donald, ogni genere è un panino, con un nome e un’iconografia ben riconoscibile, poco importa se un po’ tutti i panini hanno lo stesso sapore…

“State Of Play” si sforza nell’esercizio narrativo di prendere una storia e raccontarla secondo le regole di genere hollywoodiane. Benissimo. Peccato però che la storia, da “Tutti Gli Uomini Del Presidente” in poi, sia sempre la stessa: un giornalista alle prese con un caso che scotta, che mostra la torbida e losca connessione tra politica e affari (lobby), con il coinvolgimento del candidato presidente di turno, che viene massacrato dai media, dimostrando quanto è corrotto ma anche quanto sia fragile e, in fondo, umano, con un barlume di coscienza che dà un po’ di filo da torcere. Ma l’elemento più succulento, di grande interesse per un popolo puritano come quello statunitense, la molla narrativa di questo film, ma anche di altri che seguono il filone, è lo scandalo di carattere privato che coinvolge il candidato presidente – Bill Clinton docet.

Lo schema narrativo generale sopra descritto prende forma così nel tessuto particolare del film: il giornalista Cal McAffrey (Russel Crowe) con l’aiuto della giovane e rampante Della Frye (Rachel McAdams), giornalista web convertita al credo che la vera notizia è il gossip, porta avanti un’inchiesta che coinvolge Stephen Collins (Ben Affleck), membro del congresso e suo vecchio amico, scaraventato nella bufera mediatica dopo il brutale assassinio di una stagista che si è scoperta essere sua amante. È più importante salvare un’amicizia o far emergere la verità, e fino a che prezzo?

Non c’è un tema-madre, la trama è il tema. Ciò che funziona è l’incastro al cardiopalma della trama, ma lo spettatore già abituato a questo modo di raccontare dopo un po’ si annoia, perché non ci sono significative innovazioni stilistiche, e i personaggi sono fin troppo ben disegnati, quasi dei tipi, non quelli della commedia dell’arte ma del nuovo, acclamato genere, Presidential Movie.

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Contro

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