Home > Recensioni > Su Re

La Passione secondo Giovanni Columbu

«Tutto è già accaduto», scrive Giovanni Columbu nelle note di regia del suo “Su Re” (già visto al Torino Film Fest), rappresentazione sacra e al tempo stesso de-sacralizzata in lingua sarda della Passione di Cristo. È la voce del profeta Isaia a far da cornice al film e a definire gli avvenimenti che vediamo sullo schermo non solo come già accaduti ma anche inevitabili: ciò che accade è ciò che deve accadere — per volontà di Dio, ci dicono i Vangeli — e che la comunità dei fedeli continua a far accadere in ogni epoca attraverso le liturgie.
Ecco allora che “Su Re” sembra fatto solo di azioni che gli attori, tutti privi di esperienza, non interpretano ma eseguono. Unica, giusta apertura alla possibilità di un movimento libero è l’ultima inquadratura, che non mostra la risurrezione ma ne agisce le conseguenze. Tutto è compiuto e da lì tutto può cominciare.

OneLouder

Tra difficoltà produttive di ogni genere e con il sostegno determinante della Sacher Film di Nanni Moretti, che dal 21 marzo distribuisce il film in Sardegna e dal 28 nel resto d’Italia, Giovanni Columbu firma un’opera compiuta e molto curata, nella quale ogni tassello sonoro, cromatico e pittorico ha una sua ferma ragion d’essere. Alla bellezza tragica dei paesaggi rocciosi e ai tratti, duri ed eterni, dei volti degli interpreti Columbu accorda però fin troppa fiducia, come se l’idea — comunque portata a termine con abilità — di mettere in scena la Passione in quella terra e con quella lingua bastasse a se stessa e non ci fosse bisogno di uno sguardo di regia davvero forte e nuovo. Da vedere, in ogni caso.

Pro

Contro

Scroll To Top