Home > Recensioni > Superstar

Uomo comune

Un uomo (Kad Merad) diventa famoso senza sapere il perché. Un uomo ordinario, senza infamia e senza lode come dice il detto popolare, senza ambizioni e senza interessi, un uomo banale insomma, l’uomo della folla di Poe, l’alienato della società massificata nel contesto più che contemporaneo del potere dei mass media.

Un giorno di una qualsiasi settimana va in metropolitana e la gente comincia a riconoscerlo e a fargli le foto; la folla lo bracca, lo fa uscire dall’anonimato, impazzita lo osanna e poi lo odia, gli lancia le scarpe contro (ogni riferimento al siparietto tra Bush e un giornalista iracheno è puramente casuale) sempre senza motivo, quindi lo getta e lo dimentica secondo il meccanismo del consumo.

Terzo attore comprimario: i mass-media, che cavalcano l’onda di una storia montata dalla “gente”, speculano sulla vita privata di un uomo al quale non sono interessati, tranne che per il tornaconto pecuniario, montano un’escalation di menzogne per cui la situazione sfugge di mano a tutti, e la realtà si vanifica.

OneLouder

Morale: nel mondo dei mass-media l’unica realtà vera possibile è quella finta, costruita. Non solo: la degenerazione della società mediatica ci dice che a costruire mostri non è più il mezzo di comunicazione che controlla la gente, ma la gente che lo usa sottoforma di smartphone ecc.
La cartina di tornasole della democratizzazione digitale è una moltiplicazione di mistificazione in un gioco che diventa pericoloso.
L’idea di “Superstar” di Xavier Giannoli (Venezia 69) è buona, ma non c’è sviluppo narrativo, non c’è punto di svolta, con un lieto fine un po’ furbo.
Una sceneggiatura farcita di frasi ad effetto che sono delle sentenze sparate sui mass-media.
Ecco, la pretenziosità di questo film lo rende poco intelligente in quella che è una storia che si trascina con un’analisi sociologica soltanto apparente.

Scroll To Top