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Genere umano: punto e a capo

Nella migliore tradizione della fantascienza apocalittica, “Survivors”, serie culto in Inghilterra negli anni Settanta, si apre su uno scenario quanto mai realistico. Siamo nei pressi di Londra quando diverse persone cominciano ad ammalarsi di un virus: una vera epidemia che si espande a macchia d’olio e miete vittime su vittime. Neanche il tempo di comprendere meglio la situazione ed ecco che in tutta la nazione sopravvivono più o meno 10mila persone, i “Survivors”, appunto.

Il primo episodio della serie, di cui oggi è stata finalmente pubblicata in dvd per Dolmen/Yamato Video la prima stagione del 1975, ha come principale protagonista Abbie, donna di circa trent’anni, benestante, che vediamo alle prese con il gioco del tennis, la domestica e i primi sintomi della malattia: sudori, gonfiori sotto le ascelle, e infine febbri altissime. Come comprendiamo dalla sigla – scarna quanto efficace – si tratta di un virus creato in laboratorio e sfuggito, con conseguenze catastrofiche, ai suoi artefici. Abbie Grant è però tra i pochissimi fortunati che, dopo l’esplosione dei sintomi, riesce a guarire e a sviluppare gli anticorpi. Similmente a lei, altre persone non sviluppano la malattia. Tra questi troviamo gli altri due protagonisti della serie: l’ingegnere Greg Preston e l’infermiera Jenny Flemig.

Dalle atmosfere decisamente – e necessariamente – cupe, “Survivors” è un’opera complessa, che approfondisce, attraverso la lente della fiction, temi filosofici e politici di grande importanza. I sopravvissuti sono infatti costretti a ripensare completamente il mondo che vivono e vedranno tra loro sorgere brame di potere, biechi razionalismi, ma anche tanta umanità. Al centro dunque vi è l’uomo, in tutta la sua fragilità, qui costretto a ripensare, tra le macerie, l’intera sua storia.
Come fabbricare un semplice oggetto d’uso comune senza l’aiuto di tutta la scienza e la tecnologia acquisita finora? “Survivors” ci mette di fronte anche a questo. Davvero profondo e sorprendente.

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