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  • Sweeney Todd – Il Diabolico Barbiere Di Fleet Street

    Diretto da Tim Burton

    Data di uscita: 22-02-2008

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Il barbiere di Tim Burton

C’è qualcosa di delicatamente magico in quella tonalità di rosso, leggermente distorto, poeticamente splendente, sinistramente attraente, che accarezza la lama del rasoio d’argento mentre scivola lentamente lungo il suo filo. Quella particolare resa cromatica del sangue, ma in fondo la natura stessa dell’esperienza visiva che Burton propone con “Sweeney Todd”, trascende quel confine che separa l’arte cinematografica dal cinema come arte. Non c’è cosa nella Londra di Sweeney che non sia passata attraverso lo specchio magico del geniale Tim, capace di trasformare l’originale e famoso musical di Stephen Sondheim in un’esperienza visiva emozionante. In 116 minuti, il principe hollywoodiano del dark traspone le tre ore dello spettacolo teatrale riuscendo a mantenere una fedeltà e un rispetto del testo che non pone riserve sull’amore che Burton gli riserva.
La storia ricalca quella dell’omologo teatrale, a sua volta tratto da una pièce di Cristopher Bond. Nella Londra vittoriana, il barbiere Benjamin Barker (Johnny Depp) perde la moglie e la figlia a causa del giudice Turpin (Alan Rickman), che lo condanna per un reato non commesso. Dopo quindici anni di esilio, Barker torna a Londra sotto il nome di Sweeney Todd, deciso a vendicarsi del torto subito. La macabra alleanza con una venditrice di pasticci di carne, Mrs. Lovett (Helena Bonham Carter), da il via ad una catena di delitti in cui la vendetta di Todd fa il paio con la macabra impreditorialità della Lovett.
Se gia non c’erano riserve sulle capacità d’attore di Johnny Depp (soprattutto in coppia con Burton), “Sweeney Todd” ce lo mostra capace di affrontare degnamente anche un musical. Il suo Sweeney è perfettamente algido, immobile nei suoi propositi di vendetta, incapace oramai di provare amore, anche verso colei che vorrebbe vendicare. È un personaggio consumato dai suoi intenti, una macchina impazzita che non può far altro che uccidere o essere ucciso.
Accanto a Depp, la Bonham Carter si dimostra una degna compare, perfida e fredda al punto giusto.
Ma il trionfo, come gia detto, è proprio delle scene, delle atmosfere, di un unione meravigliosa di scnografie evocative (del grande Dante Ferretti), fotografia coerente (Dariuzs Wolski), sapiente uso della computer graphic e musiche trascinanti (quelle originali di Sondheim).
Portare al cinema il grand guignol non poteva che essere un lavoro per Tim Burton.

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