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Monicelli ritrovato

Spicca in questo primo giorno di mostra nella sezione “Questi fantasmi 2: il cinema italiano ritrovato” un bijou della filmografia di Mario Monicelli: Temporale Rosy di cui non si conosce molto ma che rivela una notevole profondità di sentimenti nonché un’accurata lavorazione, trasposizione su pellicola del libro di Carlo Brizzolara del 1979.
Raoul “Spaccaporte” è un pugile suonato che termina la sua carriera ormai all’apice a causa di un banale incidente. Si innamora, dopo una serie di strani e inaspettati scherzi del destino, di Temporale Rosy una nota campionessa di catch con cui si instaura un rapporto quanto mai passionale al limite del surreale, in cui la vita diviene un deformato riflesso della propria passione lavorativa sentita con estrema intensità di sentimenti e turbamenti che travolgono e atterriscono.
Monicelli ha impresso su pellicola con estrema maestria una bizzarra love story dai toni divertenti, simpatici che tradiscono una spiccata voglia di leggerezza dalle striature tenere ed infantili che inteneriscono ma, a volte, stravolgono i rapporti fino a distruggerli. La forte vena sarcastica fa da colonna portante del film da cui emerge una predilezione per situazioni più spinte, intimiste e delicate che colpiscono lo spettatore nell’intimo in modo ficcante e a volte doloroso.
È un film che scorre in modo lineare: le atmosfere funamboliche che a tratti hanno del grottesco, vengono esaltate da colori che esplodono in modo fiabesco e immaginoso valorizzando i personaggi e l’architettura locale ancora sublimate grazie da una amena verve che li rende ilari e giocosi.
È un amore che ci piace, ci diverte e nel contempo ci abbraccia nella morsa dei suoi controsensi, delle sue gelosie, delle suoi comportamenti puerili, delle sofferenze cagionate e subite che spesso sono semplicemente l’inizio in grandi passioni che forse, per i complicati e litigiosi risvolti a cui conducono, andrebbero vissute proprio su un ring.

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