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Man or machine?

Siamo nel 2018. La saga di Terminator è cominciata fondandosi tanto inscindibilmente sul viaggio nel tempo che non c’è da meravigliarsi se la nuova trilogia si ambienta completamente nel futuro, in un domani post-apocalittico, e vede come protagonisti personaggi dall’origine temporale dubbia.

Nessuna meraviglia, quindi, ma una forte necessità di chiarezza. Sullo schermo troveremo John Connor, interpretato dall’irascibile Christian Bale, a guidare la resistenza contro le macchine di Skynet. L’altro eroe è Marcus Wright, ripreso a inizio pellicola sul braccio della morte, un anno prima della rivoluzione dei robot, e poi misteriosamente riemerso nel mezzo della distruzione post-nucleare. Infine troviamo di nuovo Kyle Reese, che in realtà è il padre biologico di John Connor, ma non lo sa ancora. Miracoli dei viaggi nel tempo e della necessità di rigenerare la trama. I tre sparano, si scambiano mazzate senza precedenti con i T-qualcosa, tra i quali anche il classico Schwarzie, e concludono con un bieco finale strappalacrime.

A questo punto, sarà che cominciano entrambi per T, ma paragonare “Terminator Salvation” a “Transformers” è ben più immediato che rapportarlo ai precedenti episodi della serie, in particolare i primi due. Questo perché la pellicola di McG, che già dal nome si identifica come un regista da videoclip o lungometraggi fracassoni, eccelle nei robottoni e nel clamore smodato, più che nelle tematiche asimoviane che concernono il destino e l’identità della razza umana a confronto con quella metallica.

Le scene migliori si accalcano all’inizio della pellicola, quando montagne di metallo alte 20 metri sparano rutilanti motociclette dalle ginocchia sullo sfondo dello scenario di “Ken Il Guerriero” in mattoni e polvere. Oppure Christian Bale guida fallimentari operazioni militari in quello che si colloca a metà tra un film di guerra e un war-game di nuova generazione.

Una volta ricongiunti i protagonisti, intervengono le relazioni umane a rovinare la festa. L’azione non è più eccessiva, gli scontri diventano banali e si aspetta soltanto la fine. Per rimanere sorpresi da un becero finale melò e una coda narrativa che riapre le fila della storia, manco la prossima puntata fosse attesa dopo la pubblicità.

OneLouder

La nuova trilogia di McG non ce la fa, già al primo episodio. Non ce la fa a reggere la storia e la sua tensione umana. Rimane un film d’azione, che per metà è bello tosto e ricco di meraviglie, senza l’ironia che va tanto di recente. D’altro canto, chi oserebbe fare dell’ironia su Christian Bale, dopo le perle personali che ci ha regalato negli ultimi mesi? Gli spacconi tra di voi sono quindi i bevenuti, a patto che facciano sparire quel maledetto sorrisetto.

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Contro

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