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In viaggio

Giulietta (Donatella Finocchiaro) ha perso il marito in mare tre anni fa e vive col figlio ventenne Filippo (Filippo Pucillo) in una piccola Isola dalla quale si sente soffocare; non la aiutano il suocero Ernesto (Mimmo Cuticchio), tenacemente ancorato all’antico, né il cognato Nino (Beppe Fiorello), che del nuovo accoglie solo la patina più superficiale.
L’Isola che esaspera Giulietta è anche l’approdo sicuro cercato dai migranti africani in fuga dalle proprie terre: un giorno Ernesto ne salva alcuni facendoli salire sulla propria barca di pescatore e due di loro, una giovane donna incinta con un bambino di pochi anni, saranno accolti e nascosti proprio nella casa di Giulietta e della sua famiglia.

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Alla prima proiezione viene applaudito, poi in conferenza lo contestano, infine vince ma quando ringrazia Rai Cinema la sala stampa fa “buuu”: la fortuna veneziana di Emanuele Crialese, finora uno dei giovani autori italiani più lodati e coccolati, è stata altalenante.

Strano, perché il suo occhio da regista è sempre ricco d’immaginazione e di istinto pittorico non comune nella creazione di momenti difficilmente dimenticabili e la sua ultima opera, in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, non è certo sciatta o cinematograficamente trascurabile: se “Terraferma” zoppica è probabilmente dalle parti della sceneggiatura, quando la scelta di un maggiore realismo, rispetto a “Respiro” e soprattutto a “Nuovomondo”, appesantisce qualche passaggio e incasella i personaggi in ruoli noiosi.

Così il protagonista Filippo spesso appare solo come un ragazzetto buono e impacciato vittima degli eventi, i giovani turisti del nord sono semplicemente tre stereotipi antipatici e la madre e il bambino etiopi salvati dalla barca dei migranti risultano infine appena abbozzati: forse per eccesso di rispetto, visto che la storia del film è in parte ispirata alle vere esperienze vissute da Timnit T., ma così si finisce per chiedere troppo ai volti degli attori che, per quanto bravi o comunque autentici, non possono sopperire a tutte le timidezze di scrittura.

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