Home > Recensioni > Teza

Dramma d’Etiopia

Finalmente, verrebbe da dire! Sbarca al Lido uno di quei film che da soli bastano per farti cambiare idea sull’intera Mostra, che sino a questo momento non ha di certo entusiasmato gli amanti del cinema. E non è un caso che il pubblico presente in una Sala Grande semivuota, riservi al cineasta etiope Haile Gerima otto minuti di applauso continuato, tanto da far emozionare lo stesso regista africano.

Compito arduo quello di Gerima, che porta in Concorso “Teza”, raccontando quasi trent’anni di storia del suo Paese attraverso l’esperienza personale di un intellettuale africano (Aaron Arefe) rientrato in patria dopo diversi anni trascorsi lontano dalla sua terra, dalla sua famiglia. Dopo gli studi in medicina a Berlino, dopo essere entrato nel partito socialista etiope, ed aver rischiato la vita per esser stato pestato da un gruppo di razzisti tedeschi, Anberber riesce finalmente a tornare in Etiopia, dalla sua famiglia, da sua madre che dopo tanti anni di attesa, con le lacrime agli occhi per la gioia, può riabbracciare il suo piccolo.

In patria, tuttavia, il medico africano non trova l’ambiente che sperava: il suo ritorno infatti avviene tra gli orrori della guerra civile e le feroci faide tribali. Ciò che colpisce agli occhi di chi guarda è sicuramente l’impotenza di Anberber, che assiste con sguardo dolente alla violenza delle forze avversarie delle fazioni militari e ribelli. Quello di “Teza” è un progetto che ha impiegato complessivamente quattro anni di lavoro, più volte interrotto per mancanza di fondi, e che fa sicuramente riflettere su come si possa realizzare un ottimo film pur non avendo una grande disponibilità economica.

Dato il grande successo di pubblico e di critica riscontrato qui al Lido, “Teza” si candida senza mezzi termini alla vittoria del Leone d’Oro. Una piacevole sorpresa.

Scroll To Top