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Emozioni appese ad una ragnatela

Riportare sullo schermo un personaggio amato dal pubblico di tutto il mondo dopo una trilogia, per quanto discutibile sotto molti punti di vista, firmata Sam Raimi non era un’impresa facile; Marc Webbs riesce a rendere interessante ed entusiasmante una storia già vista ed apprezzata, non stravolgendola ma accentuandone sfumature diverse; se nel primo Spider-Man il focus era sull’azione, sui combattimenti e su quanto di più “fumettistico” c’era nella trasformazione di Peter Parker, questa volta l’accento è posto sulla dimensione più interiore e psicologica del passaggio da Peter a Spider-Man, sulle sfere più emotive della relazione tra i personaggi; a dimostrazione che un blockbuster di supereroi non significa necessariamente due ore di “boom”, “bang”, “crash”.

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Sceneggiato magistralmente da James Vanderbilt, autore di Zodiac, ben recitato e abilmente diretto con tecnologie innovative, che piaccia o meno, “The Amazing Spider-Man” ha degli innegabili pregi visivi che lo rendono fruibile ad un pubblico omogeneo e anagraficamente trasversale.
“The Amazing Spider-Man” è un nuovo punto di partenza nella storia cinematografica dell’Uomo Ragno, che riesce a coniugare le migliori ultime tecnologie ad una forte complessità narrativa, compiendo quindi un notevole passo avanti rispetto al precedente.

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