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Orrore consapevole

Quattro luglio. Massima giornata di giubilo per il popolo americano, anche a Chesapeake Bay, nel Maryland, regno del crostaceo, dove si stanno preparando iniziative e festeggiamenti. E parte così, come il reportage della giovane Donna Thompson per un’emittente locale, ripreso con una telecamera amatoriale, “The Bay“, nuovo film di quel Barry Levinson regista di “Rain Man”. Ma quello che doveva essere un semplice servizio sulla festa nazionale si trasforma nella testimonianza dell’invasione di un parassita dei pesci trasformatosi in qualcosa in grado di divorare qualsiasi tessuto vivente. Il tutto a causa di inquinamento che ha trasformato la baia in una discarica di escrementi di pollo e di una taciuta perdita nucleare avvenuta qualche anno prima.
Mettendo insieme spezzoni del servizio di Donna, ma anche riprese da telecamere di servizio, piuttosto che registrazioni di personaggi che, per lo più, faranno una brutta fine, Levinson crea un incubo che sa di reale e che cresce minuto dopo minuto.

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La paura c’è. L’orrore anche. L’impressione che tutto possa essere reale e credibile è l’arma vincente del film, che pure a volte si lascia andare a momenti più classicamente horror. Il fatto, poi, che tutto questo si intersechi a una riflessione sui mezzi di comunicazione (e soprattutto la loro manipolazione) e sul destino di una grande nazione come gli Stati Uniti, ne fa decisamente qualcosa in più. Quasi un atto politico. Ma che piacerà anche ai ragazzini assetati di Bmovies.

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