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Manda “The Call” al 4878!

“The Call – Final” è il terzo episodio di un saga-clone di “Ringu”.
(il pubblico si alza in blocco)
Ma no, dove state andando!
Non fuggite così presto, condividete con noi la scolvolgente esperienza del nuovo J-movie di Manabu Asou!
(la sala si svuota, restano un anziano signore appisolato e una ragazza con le cuffie dell’iPod che spuntano dalle orecchie)

La serie del cellulare malefico, cominciata nel 2003 sotto la direzione di Takashi Miike, si conclude con una vicenda apparentemente scollegata dalle precedenti, non fosse per il fil rouge istituzionale dell’SMS di morte che sparge sangue e terrore tra gli adolescenti dagli occhi a mandorla. Che, ne va dato atto agli onesti giappi, sono davvero adolescenti, e non trentenni rifatti che interpretano collegiali sbarbati come negli Scream-movie delle ultime due decadi.

Insomma, stavolta le morti avvengono in Corea, dove una ciurma di carne da macello si è recata in gita per farsi trucidare nei modi più stravaganti dalla maledizione del cellulare, ordita da una loro compagna sfigata, indotta al suicidio dal bullismo insostenibile subito tra i banchi di scuola.

Questa la vicenda, che si snoda tra una morte e l’altra in modo piuttosto confuso: è infatti piuttosto difficile giustificare gli eventi che si succedono sullo schermo. Parziale attenuante è il solito ricondursi del Male a spiriti e soprannaturale, in netta contrapposizione con la sua molto umana derivazione ritratta dalla filmografia americana.

Le trovate messe in azione da “The Call – Final” risultano quindi difficilmente comprensibili, con ovvie conseguenze sulla credibilità dell’architettura. La quale, per giunta, non riesce ad evocare il medesimo turbamento del capostipite del genere, banalizzando troppo la potenza dell’occulto nel suo rapporto con la tecnologia, che nel film ne rappresenta sia l’alfa che l’omega.

Siamo d’accordo che il cellulare sia uno strumento terrificante, ma dopo “The Call” restiamo convinti che lo sia più per le pubblicità delle varie suonerie che ci ammorbano ogni giorno che per via di qualche spirito cattivo.

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