Home > Recensioni > The Canyons

Basta un clic per distruggere una vita

Paul Schrader non crede più nella centralità della sala cinematografica. È questa la notizia più importante che emerge dal suo nuovo film “The Canyons“, presentato oggi fuori concorso alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia e basato su una sceneggiatura dello scrittore Breat Easton Ellis.

E questa è la seconda notizia: uno dei più grandi sceneggiatori della sua generazione che dirige un film scritto da altri? Ma proprio qui sta il punto: i due giocano a far conflagrare uno dentro l’altro “American Gigolò” e “American Psycho” nell’era di smartphone e social network, per osservare dall’esterno il risultato. Il film ha molto diviso la platea veneziana, soprattutto perché molti non hanno ben capito il punto focale della questione: questo è un gioco, intellettuale, metacinematografico, ma nient’altro che un gioco.

La scena chiave è quella, all’apparenza secondaria, del pornoattore James Deen, qui nel ruolo di un viziato ed eccentrico riccone per eredità paterna con l’ossessione del controllo, a colloquio con il suo psicanalista, interpretato in un delizioso cameo da Gus Van Sant.

Deen dichiara di sentirsi un attore della vita quando ha sempre pensato di esserne il regista, di stare interpretando un personaggio diretto da altrui volontà, e questo perché, la notte prima, non ha condotto il giochino sessuale abituale ma ne è rimasto vittima. Chi sta parlando? L’attore porno o il suo personaggio Christian? Richiamando un po’alla memoria la Hollywood depravata di “Blackout” di Abel Ferrara e aggiornando al Duemila il mondo real/fiction di James Ellroy, il film esplicita il suo messaggio con forza: la privacy non esiste più, noi tutti mentiamo spudoratamente vivendo più vite, la sala cinematografica è MORTA (e infatti, sull’esempio del vincitore di Roma “Marfa Girl” di Larry Clark, il film uscirà direttamente in VOD).

Hollywood 2013: tutti fanno sesso con tutti, tutti tradiscono tutti, nessuno è innocente. L’assunto più vecchio del mondo condotto con un linguaggio cinematografico e narrativo ultramoderno, girato con pochi soldi e una troupe agile ridotta all’osso. Poche volte i nuovi mezzi tecnologici sono entrati in un racconto di finzione in maniera così invasiva e inquietante. Tira aria di masturbazione intellettuale, ma avercene…

Pro

Contro

Scroll To Top