Home > Recensioni > The Deep Blue Sea

Bellissima tristezza demodé

Nella Londra degli anni ’50 la passione auto-distruttiva di Hester (Rachel Weisz), moglie del giudice Collyer (Simon Russell Beale), per il giovane pilota Freddie Page (Tom Hiddleston) spinge la donna sull’orlo del suicidio.

Qualcuno interessato nel 2011 ad una storia volutamente demodé che parla di passione erotica, perdita di sé, adulterio, condizione femminile, tentato suicidio come reato e verità sul senso profondo dell’amore come se fossimo ancora negli anni ’50? Fatevi avanti. Ottimamente servito dalla fotografia di Florian Hoffmeister e da un terzetto di interpreti impeccabili, “The Deep Blue Sea” è un raffinato melodramma da camera che ricorda le atmosfere malinconiche di “Fine Di Una Storia” ed entusiasmerà gli appassionati del genere.
Dalla piéce di Terence Rattigan, un ritorno in grande stile per il maestro inglese Terence Davies, fuori concorso al Festival del Film di Roma.

OneLouder

Dialoghi e messinscena tradiscono a volte l’origine teatrale, ma le scelte stilistiche di Davies funzionano: il ritmo lento e quasi narcotizzante del racconto punteggiato da sguardi e silenzi taglienti come lame, le inquadrature fisse alternate a sinuosi carrelli, l’acquatica fluidità dei passaggi tra presente e passato, l’uso enfatico dei violini nella colonna sonora, gli attori che pesano ogni parola con precisione millimetrica.
La scrittura di Davies è strettamente fedele al testo anche perché non tenta in nessun modo di modernizzarlo. Il risultato è un film crepuscolare come un vecchio ritratto incastonato in una spilla. Triste ed avvolgente come il mare blu profondo nel quale annega Esther.

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