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La lince e l’elefante

John Merrick visse alla fine del XIX secolo. Una rara malattia lo costrinse fin dalla nascita a trascinare il pesante fardello di mostruose deformità fisiche: il cranio era enorme e deforme, la pelle spugnosa e cadente, le gambe deformi lo costringevano a zoppicare, la pelle emanava un odore pestilenziale e infine il labbro superiore, sporgente al punto da ricordare vagamente una proboscide, gli valse l’appellativo di “uomo elefante”.
Lynch ripercorre la vicenda di Merrick basando la sceneggiatura, sviluppata insieme a Cristopher De Vore ed Eric Bergren, sul libro “The Elephant Man and other Reminescenses”, scritto dall’uomo che portò all’attenzione della società londinese il caso dell’ “uomo elefante” e che studiò e seguì fino alla morte: il dottor Frederick Treves. Rimaneggiata e romanzata, con l’aggiunta di personaggi come l’aguzzino ubriacone, la vicenda narrata nel film propone con umanità e sensibilità le figure di Merrick e Treves, il primo disperatamente teso verso una normalità irraggiungibile e il secondo in bilico tra l’umana pietà e la fredda curiosità dello scienziato. Privato dell’espressività facciale dal pesante trucco, John Hurt riesce comunque a trasmettere, ricorrendo all’espressività della voce, i tratti peculiari della personalità di Merrick, quella romantica fragilità propria di un bambino mai cresciuto, capace di slanci intensi e puri, di amori immediati. Accanto a lui, Anthony Hopkins esprime con maestria le motivazioni che muovono Treves nel suo rapporto con Merrick, facendone un personaggio credibilissimo, mai eccessivo, giocato sul filo ambiguo che separa l’uomo dallo scienziato.
“The Elephant Man” è senza dubbio l’escursione più significativa e riuscita di Lynch nel cinema “normale”, nonché la prova del raggiungimento di una maturità artistica che si concreta nella capacità di farsi guidare dalla storia e dagli attori più che dalle proprie personali visioni.
La pellicola ottenne un notevole successo al botteghino, garantendo a Lynch una notorietà che gli avrebbe aperto a breve le porte della megaproduzione “Dune”.

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