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Dal ring alla periferia degradata

Storia vera, o semivera, di due fratelli pugili, Dicky Eklund e Micky Ward: il primo ex-campione locale, leggenda di Lowell, ora in preda alla tossicodipendenza da crack e all’ossessivo ricordo dei tempi andati, il secondo nuova promessa della boxe che lotta per non farsi sopraffare dall’eccessiva ingerenza della sua famiglia. Famiglia che vive nella periferia di Boston cercando di arrabattarsi sfruttando il ricordo del primo e il talento del secondo per racimolare soldi con combattimenti al limite del possibile. A rovinare gli equilibri già precari arriva Charlene, che si innamora di Micky e cerca di fargli prendere una strada tutta sua.

OneLouder

Ennesimo film sulla boxe, sport che ben si presta al racconto cinematografico e al percorso umano di personaggi ai margini, così che il ring diventa metafora della vita stessa. Il rapporto tra i due fratelli e la presenza di una famiglia al tempo stesso oppressiva e necessaria, sono al centro di questa pellicola che si regge soprattutto sulla grande interpretazione degli attori protagonisti e sullo sguardo attento a seguire ogni sfaccettatura direlazioni umane che si evolvono e si distruggono, fino a quando non risulta chiaro che la vera vittoria non consiste nel mettere ko l’avversario, ma nel raggiungere l’equilibrio con se stessi e nei propri affetti.
Alessandra Cavisi

C’è una cosa che salta all’occhio dopo soli dieci minuti dall’inizio del film: la bravura di Christian Bale; poi dopo venti un’altra: la bravura di Melissa Leo; e dopo trenta un’altra ancora: la bravura di Amy Adams.
“The Figther” è un film silenzioso rispetto alle proposte di quest’anno, non ha la visionarietà di “Inception” o “Black Swan”, non ha l’istituzionalità di “The King’s Speech”; eppure è un film che riserva molte sorprese e ha molto da dire, per bocca di un cast del tutto eccezionale.
Flavio Nuccitelli

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Contro

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