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Caino e abele

Nicholas Van Orton (Michael Douglas) è un ricco uomo d’affari che vive solo, con la governante e il suo pessimo carattere. La sua vita è ossessionata dal suicidio del padre e dal suo lavoro, e questo lo ha portato a separarsi pian piano da tutti i suoi affetti. Per il suo quarantottesimo compleanno riceve uno strano regalo dal fratello Conrad (Sean Penn): una tessera esclusiva per entrare a far parte della Consumer Recreation Services, un club che ha lo scopo di animare le vite monotone della gente. Nicholas accetta incuriosito e si iscrive al club. Da quel giorno la sua vita si ritroverà a passare le più strane situazioni, talvolta grottesche e talvolta macabre, fino a diventare estremamente perverse e a calare a picco in un turbinio di eventi pericolosi. Una storia perfettamente orchestrata con una suspense continua che tiene lo spettatore incollato allo schermo dall’inizio alla fine.
Fin dalle prime scene il regista si cala nei panni di uno strano Caronte hollywoodiano dell’estetica e accompagna il pubblico per tutta la storia facendolo immedesimare con il protagonista e soffrire insieme a lui. Le vicissitudini mostrano il personaggio e il suo svuotamento interiore, in quanto ogni avvenimento toglie un pezzo di intimità dell’esistenza del protagonista, spersonalizzandolo. Scombussolati dal turbinio di questa realtà deformata, ci ritroviamo a dubitare di ciò che ci rende umani: i sensi.
I due grandi protagonisti fanno un lavoro eccellente, dando vita a due personaggi così diversi e bizzarri ai limiti del possibile. Intorno a loro Fincher muove i fili di un cast estremamente numeroso, dando a ogni singolo personaggio una grande importanze ai fini del plot. Le ambientazioni trasudano tensione a ogni inquadratura e il tutto è rifinito dall’eccellente musica di Howard Shore.
Purtroppo come succede ad alcuni grandi film, non viene riconosciuto il dovuto successo ai botteghini. Ma si sa, il pubblico certe volte pecca di superficialità e questo film nella sua più mera essenza filosofica mostra le enormi differenze e l’enorme divario che contrappone realtà e rappresentazione. È come se in questa pellicola il cinema abbia puntato il suo enorme occhio su se stesso, illustrando come il visibile non corrisponda quasi mai alla realtà, i significati vengono ribaltati e ogni punto di vista, anche se finemente inclinato, ci permette di squadernare infiniti orizzonti.
L’edizione in DVD del film è mediocre, con qualità audio e video basse e totale assenza di contenuti speciali.

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