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I cannibali di Eli Roth al Roma Film Fest

Eli Roth presenta al Festival di Roma, in una proiezione serale che ha rappresentato uno dei momenti più divertenti dell’intera manifestazione, il suo omaggio ai “cannibal movie” italiani di Deodato e Lenzi (tra gli altri). “The Green Inferno” non è proprio un remake di “Cannibal Holocaust”, ma piuttosto un aggiornamento. Roth addolcisce leggermente la truculenza del capostipite, probabilmente per non beccare il divieto ai minori di diciotto anni, ma immerge comunque i suoi (volutamente) insopportabili protagonisti in un incubo senza fine, dove cadono una a una tutte le convenzioni e gli stereotipi del “politically correct” odierno.

Un gruppo di attivisti universitari organizza una spedizione nella giungla peruviana per una protesta pacifica contro una multinazionale che sta per spianare con i bulldozer un pezzo consistente di foresta e, insieme a questa, un villaggio di nativi praticamente mai venuti a contatto con la cosiddetta “civiltà”. Tutto sempre andare bene ma, nel viaggio di ritorno, l’aereo turistico precipita e i superstiti vengono catturati e brutalizzati proprio da quella popolazione che volevano salvare. La protagonista è la figlia di un legale dell’ONU, fattasi coinvolgere nell’impresa solo per un’infatuazione amorosa per il leader dell’associazione.
Scopriremo che le cose non sono proprio come sembrano, che il cinismo era alla base di tutta l’operazione, che l’impresa era finanziata da un benefattore per motivi non nobili, ma la pagheranno tutti, oh se la pagheranno.

Roth gira divertendosi come un matto e fa divertire il pubblico con dosi massicce di humour nero, che alleggeriscono continuamente la tensione tra una tortura e l’altra. Diverse le sequenze memorabili (un indigeno in fame chimica da erba che addenta un braccio con un sorrisino ebete sul volto, un attacco di dissenteria violenta che suscita l’ilarità della tribù, solo per fare due esempi). La rinascita dell’horror statunitense, che ultimamente regala una sequela di buoni film a getto continuo, passa anche (e soprattutto) da qui. In più la vicenda propone fortissime implicazioni politiche totalmente assenti finora nel cinema del pupillo di Tarantino (lo ricordiamo anche come interprete dell’orso ebreo con mazza da baseball in “Bastardi senza gloria”), un attacco frontale all’ecologismo d’accatto e al buonismo peloso dei figli dell’alta borghesia che non sanno, letteralmente, di cosa stanno parlando. Un approccio nemmeno troppo condivisibile, ma sicuramente coraggioso. La protagonista scopre l’infibulazione all’università, ne rimane sconcertata e prega il padre di attivare l’ONU in qualche modo. Quest’ultimo risponde che non si possono invadere Paesi solo perché non se ne condividono usi e costumi e chiude il discorso con un “beh, più o meno…”. Il maestro Carpenter, per una volta, approverebbe.

OneLouder

Eli Roth porta a Roma il suo miglior film da regista, dedicandolo a Ruggero Deodato nei titoli di coda. Il recupero dei B-movie italiani da parte di allievi forse anche più bravi dei maestri che idolatrano rappresentano ormai un genere a sé stante che, a parte il grande Quentin e il suo amicone Rodriguez, non aveva sempre prodotto risultati apprezzabili. “The Green Inferno”, invece, è una vera prelibatezza per appassionati, e una postilla a metà titoli di coda spalanca le porte ad un sequel che arriverà immancabilmente, incassi permettendo. Occhio all’ultima inquadratura: una pugnalata al cuore, ma davvero geniale.

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