Home > Recensioni > The Housemaid

Scontro di classi in una lussuosa villa coreana

La giovane ed innocente Euny viene assunta come aiuto-governante presso una ricca famiglia borghese. Sedotta dal fascinoso padrone di casa, ne diviene in breve tempo l’amante e resta incinta, finendo al centro di un gioco perverso che spezza gli equilibri familiari e trasforma la casa in una trappola micidiale. La bellissima moglie Hera e sua madre, perfide manipolatrici asservite al potere maschile, faranno quadrato per eliminare la nuova minaccia femminile. E perfino la vecchia governante, invidiosa ma fedele ai suoi padroni, sarà contro di lei, facendo trapelare il sospetto della gravidanza.

OneLouder

Riadattando un’opera fondamentale del cinema coreano, Im Sang-soo sposta la prospettiva narrativa principale dal personaggio maschile a quella della giovane domestica. Alla contrapposizione tra le classi sociali si aggiunge il gioco del raddoppiamento delle figure femminili che rende l’opera ancora più complessa e stratificata. Travestito da thriller erotico e girato con uno stile raffinatissimo, “The Housemaid” seduce e sconvolge mescolando sesso, tragedia e satira sociale, e varrebbe il prezzo del biglietto anche solo come (riuscitissimo) esercizio sulla suspence.
Ferdinando Schiavone

Il melodramma acceso non è che la premessa: ben presto il film scopre le sue carte e si muove verso una critica alla società coreana e in particolare al ceto agiato.
La macchina si muove sinuosamente in un contesto barocco attraverso i generi (thriller, melò, racconto erotico, dramma familiare, vengeance movie) raccontando la società coreana con punta avvelenata. E se la vittima è la donna del ceto più basso, non lo sono da meno anche quelle dell’alta borghesia, prigioniere di uno status quo che le spinge alle peggiori nefandezze.
Antonio Varriale

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