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L’apoteosi dell’equivoco

15 kili in più, baffetti ammiccanti ed una irresistibile faccia tosta. Così Matt Damon si presenta a Venezia nei panni di Mike Whitacre nel film The Informant! di Steven Soderbergh, che lo aveva già diretto nei tre capitoli della saga Ocean, tratto dal best seller di Kurt Eichenvald. Presentato fuori concorso e basato su una storia vera (seppur nella sua assurdità; la mente viene subito riportata al “collega truffatore” Leonardo di Di Caprio e a Frank W. Abagnale in Cath me if you can con le sue assurde trovate truffaldine) il film ha richiesto sette anni per stilarne la sceneggiatura e poco più di un mese per le riprese.

Lui è un alto dirigente dell’ADM (Archer Daniels Midland) che nel 1992 confidò un po’ a sorpresa ad un agente del FBI le macchinazioni messe in atto dalla sua azienda alimentare per controllare i prezzi di un additivo estratto dal mais, con il fine ultimo di diventare un eroe nazionale e ricevere una promozione.
Ma il gioco gli sfugge di mano, cosa alimentata anche da un grave disturbo di personalità, e Mike, in preda a un delirante bisogno di esporsi, innesca una rocambolesca storia di bugie, velate verità e sotterfugi, nonché fantasiose trovate (basti pensare che il suo numero di riconoscimento, scelto da lui stesso, è 0014: il doppio dello 007 di James Bond), dapprima non esattamente volute e poi, come spesso accade sulla scia del perverso meccanismo innescato da cui difficilmente ci si divincola, sconfinanti in un schizofrenico susseguirsi di frottole che tradiscono l’originale desiderio di verità e onestà. Un film con un linguaggio ironico e bizzarro, ricco di battute esilaranti e dialoghi a tratti introspettivi dai toni piacevoli e leggeri. Soderbergh decide di divertire e divertirsi, centrando il bersaglio, lasciandoci amare, seppur con qualche riserva, questo irresistibile burlone.

È la fiera dei misunderstanding, in cui verità e bugia perdono colore e si confondono fino ad annullarsi vicendevolmente, distorcendo la realtà delle cose, evoluzione a cui assistiamo affascinati e complici.

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