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Come sprecare una Streep da Oscar

La carriera politica di Margareth Thatcher trasformata in una scalata al successo che nemmeno Madonna in “Evita”. La repressione nel sangue delle proteste operaie e la guerra per le isole Falkland rievocate al ritmo di una barzelletta. Un’altra prova sbalorditiva di Meryl Streep. Ma questa volta, forse, non basta.

Sospettavamo dell’inettitudine di Phyllida Lloyd ma dubitavamo potesse far peggio che in “Mamma Mia!”. Partendo da una sceneggiatura che si muove confusamente tra presente e passato e spreca metri di pellicola a farfugliare su una Thatcher anziana e prossima alla demenza, la regista assembla un frammentario, inconcludente riassunto della vita della lady di ferro e, per riflesso, di 40 anni di storia del Regno Unito. Purtroppo, l’indecisione tra il registro leggero e quello drammatico è poca cosa rispetto al sospetto di agiografia e al tentativo di umanizzare, senza la benché minima traccia di critica, una figura così controversa servendosi di un’attrice empatica come la Streep.

Come se non bastasse la Lloyd, credendosi Scorsese, ricorre ad un montaggio isterico e fa roteare senza tregua la macchina da presa, mentre tutto ciò che avrebbe dovuto fare è concentrare il racconto sugli anni del mandato come Primo Ministro, mantenere l’inquadratura sempre fissa sulla Streep e lasciare fare tutto a lei.

OneLouder

Poteva essere l’occasione per un ritratto sferzante e invece “The Iron Lady” è un film patetico ed indulgente che non mette a fuoco né il personaggio pubblico né quello privato. Discorso a parte merita la Streep, capace coi suoi superpoteri di uscire indenne perfino da un progetto così sbagliato. Guardate non solo la perfezione mimetica ma con quanti dettagli psicologici riesce a cesellare ogni primo piano e penserete di non aver del tutto sprecato i soldi del biglietto. Non a caso resta da trent’anni l’attrice shape-shifter numero uno. Un’indistruttibile garanzia di spettacolo anche in mezzo ai naufragi più disastrosi.

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