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Potere e psiche

Se vedi un film che ti confonde e speri che partecipare alla conferenza stampa possa aiutarti a chiarire le idee, prega che quel film non sia “The Master” perché nessuno ti darà una mano. Piuttosto preferiranno fumare o fuggire.

Paul Thomas Anderson gira un film che ipnotizza e immerge in un’atmosfera rarefatta ma fortissima dalla quale si esce con difficoltà. Purtroppo ha poca voglia di parlarne e alle domande risponde a monosillabi accompagnati da una serie estenuante di “I don’t know”.

“The Master” — attesissimo film “a sorpresa” di Venezia 69 — viene proiettato oggi in concorso (e in 70 mm).
Il titolo è tanto chiaro quanto ambiguo. Se il predicatore carismatico e manipolatore Lancaster Dodd (Philip Seymour Hoffman) incontra un reduce devastato dall’esperienza della seconda guerra mondiale (Joaquin Phoenix), ti aspetti che quest’ultimo venga ben presto trasformato in una marionetta a servizio del padrone. E invece la mente instabile e fragilissima di Freddie si rivela per Dodd la sfida più dura. Secondo Paul Thomas Anderson quella tra i due è addirittura una storia d’amore.

OneLouder

«Se riesci a vivere senza un “master” – dice Dodd a Freddie – fammelo sapere, saresti il primo uomo sulla terra».
The master non è Dodd, non è Freddie, the master non esiste. È l’essenza stessa del potere che gli uomini si attribuiscono, spesso con violenza, ma che non può durare per sempre.

Dopo la prima visione, del film restano in mente singoli momenti: il mare, la donna scolpita nella sabbia, i discorsi sulla forza dei ricordi e dell’immaginazione, gli scatti d’ira di Freddie, i frammenti musicali. Manca un filo conduttore, manca un centro. Siamo lanciati in una corsa infinita, come quella di Freddie in sella alla motocicletta. A noi Paul Thomas Anderson non concede alcun master.

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