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Dopo quel filmone di “V per Vendetta” — che, diciamolo, senza l’apporto alla sceneggiatura dei fratelli Wachowski e la graphic novel del magico duo Moore/Lloyd forse tanto filmone non sarebbe stato — e il non felicissimo “Ninja Assassin”, James McTeigue ritorna sul grande schermo con “The Raven”.

Liberamente ispirato agli ultimi giorni di vita dello scrittore e poeta statunitense Edgar Allan Poe, tuttora intrisi di mistero, il film sviluppa una spy story neogotica dalle premesse accattivanti. Un folle assassino seriale riproduce nei suoi efferati omicidi le ambientazioni e i macabri dettagli dei racconti di Poe, coinvolgendo lo stesso scrittore, con il rapimento della sua amata, a una sfida contro il tempo.

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McTeigue sfrutta con un’idea molto interessante l’alone di mistero sopra gli ultimi giorni del poeta americano costruendo un poliziesco onesto, a tratti non brillantissimo, soprattutto nel finale, e debitore del recente successo cinematografico di un’altra grande creatura letteraria di fine ottocento: Sherlock Holmes.

Buona la prova di John Cusack costretto però per sceneggiatura a vestire i panni di un Poe troppo marcatamente romantico e autoironico e troppo poco tormentato e malinconico.

Pro

Contro

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