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La Parrocchia della morte a Venezia 70

La tecnica cinematografica è una cosa seria. Esistono delle regole. Si possono trasgredire quanto si vuole, ma con motivazioni precise. Scegliere dove puntare la macchina da presa è una scelta etica e politica, diceva Godard, e questo nel filone found footage (alla “Rec” e “Paranormal Activity”, per intenderci) vale trecento volte di più. Stavolta il pur bravo Eli Roth sbaglia il cavallo su cui scommettere, andando a impelagarsi come produttore in “The Sacrament”, presentato a Venezia nella sezione Orizzonti. Eppure l’idea di partenza era ottima, e questo va ancora più a discapito della dilettantesca realizzazione.

Una troupe televisiva s’imbarca su un elicottero per realizzare un reportage su una setta che vive isolata in mezzo al nulla, la Parrocchia, guidata da un carismatico leader, il Padre. La sorella di uno dei reporter è tra gli adepti, e uno degli obiettivi è quello di riportarla a casa. All’arrivo tutto sembra idilliaco, una comunità di persone ha volontariamente abbandonato la società civile per vivere in maniera sobria, isolata, a contatto con la natura, dividendo la giornata tra il lavoro nei campi e le cerimonie religiose officiate dal Padre in persona. Naturalmente, trattandosi di un thriller/horror, il marciume è visibile appena scrostata la patina superficiale…

Tratto da una storia vera, il film drammaturgicamente ha molti punti forti, aspettative tradite per piazzare il salto dalla sedia in punti inaspettati, un’ultima mezz’ora dove il sangue e l’efferata crudeltà scorrono a fiumi. Tra l’altro, nonostante sembri un tema abusato, a mia memoria c’è solo una puntata dei Simpson che tratta la materia nello stesso identico modo. Ma c’è un problema grosso come una casa: il film negli ultimi 40 minuti si dimentica di essere un found footage, e comincia a riprendere gli accadimenti da una tradizionale prospettiva esterna. Non si è riusciti a trovare un escamotage per far restare la videocamera del reporter unico punto di vista. Quando poi torna, è ancora peggio. Questo è inaccettabile.

OneLouder

Un potenziale cult movie rovinato da un madornale errore stilistico. Gli elementi c’erano tutti: un carismatico leader religioso, una comunità pacifista difesa dai mitra, un delirio finale inaspettato (almeno per chi non conosce il fatto di cronaca). Chi vuol fregarsene di quanto detto troverà gradevole comunque la pellicola, probabilmente. Ma non si fa, non si fa.

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Contro

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